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    Quando l’AI reinventa il business: le domande corrette che si devono porre i responsabili aziendali

    By Redazione LineaEDP08/06/20268 Mins Read
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    Ogni settimana un’azienda annuncia un nuovo modello AI. Eppure, quando si chiede ai leader se le loro organizzazioni stanno davvero operando in modo diverso, se le decisioni sono più rapide, i risultati più autonomi e i modelli di lavoro realmente reinventati, la risposta onesta è spesso un esitante “no”. Il pensiero di Brian Solis, Head of Innovation ServiceNow.

    AI
    Brian Solis, Head of Innovation ServiceNow

    Ogni settimana, una enterprise o frontier company annuncia un nuovo modello AI, un altro copilot, un altro assistente, un altro agent. Eppure, quando si chiede ai leader se le loro organizzazioni stanno davvero operando in modo diverso, se le decisioni sono più rapide, i risultati più autonomi e i modelli di lavoro realmente reinventati, la risposta onesta è spesso un esitante “no”.

    Questo evidenzia un divario nella trasformazione enterprise tra un’AI che ragiona a livello individuale e un’AI in grado di eseguire attraverso i workflow. Le aziende stanno investendo miliardi e generando più intelligence che mai, eppure la trasformazione resta confinata a incrementi di produttività compartimentati, invece che tradursi in una reale trasformazione delle performance aziendali.

    Il divario tra sapere e agire è legato al tema dell’architettura. E colmarlo richiede una domanda più onesta di quella che la maggior parte dei leader si pone.

    Molti si chiedono quale intelligenza artificiale dovrebbero implementare, mentre i leader orientati all’AI si domandano: “Stiamo costruendo l’architettura organizzativa che consente all’AI di agire con sicurezza, su larga scala, all’interno delle strutture di governance richieste dal nostro business e in reale collaborazione con le persone?”

    Bisogna chiarire cosa non è l’AI

    L’AI non è una nuova forma di automazione destinata a sostituire il potenziale umano. Dovrebbe invece eliminare il lavoro più ripetitivo per liberare capacità umane da dedicare alla creazione di nuovo valore, non semplicemente accelerare i processi.

    Le attività ripetitive, il coordinamento manuale e le decisioni di routine rientrano nell’ambito dell’AI. Creatività, giudizio, innovazione, empatia e relazioni restano invece prerogative tipicamente umane.

    La vera opportunità risiede nei risultati esponenziali che emergono dalla collaborazione tra esseri umani e AI, risultati che nessuno dei due potrebbe raggiungere da solo.

    Questo nuovo approccio cambia radicalmente il modo in cui i leader affrontano il divario e reinventano il proprio business, il modo in cui fluiscono i processi e in cui le persone lavorano insieme all’AI. Ridefinisce lo scopo dell’AI da semplice implementazione tecnologica ad agente di possibilità e consente ai responsabili di ripensare la trasformazione enterprise in vista di un futuro che ancora non esiste. Inoltre, permette di lasciarsi alle spalle il pensiero legacy, per costruire sistemi in grado di pensare, apprendere, adattarsi e agire.

    Le organizzazioni che stanno sfruttando questo vantaggio competitivo hanno smesso di valutare l’AI in modo isolato. Si stanno invece concentrando su come AI, dati e workflow possano lavorare insieme per generare ROI in partnership con le persone. E il divario tra questi due approcci si sta ampliando rapidamente.

    La trappola della produttività è reale e la maggior parte delle aziende ci è dentro

    Ecco uno scenario che si ripete in organizzazioni di diversi settori: un’azienda investe largamente in una moderna infrastruttura dati, realizza dashboard, implementa analytics predittivi, lancia un copilot AI in grado di riassumere ticket di assistenza, generare bozze di risposta e segnalare anomalie. La produttività migliora, il board è impressionato. Ma poi emergono le domande più difficili: i tempi operativi sono davvero cambiati in modo strutturale? I modelli organizzativi hanno effettivamente abilitato crescita e creazione di valore? Il modello operativo si è davvero evoluto?

    Nella maggior parte dei casi, la risposta è no. Questo perché la data intelligence indica cosa è successo e cosa potrebbe accadere in seguito. Non dispone, però, del contesto enterprise necessario per stabilire cosa dovrebbe accadere, chi abbia l’autorità per farlo, quali regole lo governino o quali sistemi debbano coordinarsi per eseguirlo.

    È proprio questo livello di connessione a mancare. E senza di esso, i costi non si riducono, i tempi operativi non si comprimono e i modelli restano rigidi.

    Distribuire un numero maggiore di assistenti non basta a superare quel limite. A fare davvero la differenza è un’AI integrata nei workflow e nelle strutture di governance che definiscono il reale funzionamento dell’organizzazione, così da poter operare con sicurezza.

    Il problema della proliferazione degli agenti

    Molte organizzazioni stanno iniziando a rendersi conto che i sistemi esistenti non stanno realmente trasformando i risultati. Di conseguenza, hanno iniziato ad aggiungere agenti AI a sistemi già presenti, perpetuando così il divario dell’AI e rafforzando la frammentazione tra dati e funzioni aziendali. Il risultato è una minore visibilità del contesto a livello enterprise e una ridotta capacità, sia per l’AI sia per le persone, di orchestrare workflow che attraversano l’intera organizzazione.

    Oggi esistono agenti per il customer service, per il procurement, per le HR e per il supporto IT. Sulla carta, ognuno di essi genera valore. Ma in pratica, stanno creando una nuova forma dello stesso problema: un mosaico di intelligenze scollegate che ottimizzano singole attività, lasciando però invariato il modello operativo complessivo.

    Nessuno di essi condivide il contesto. Nessuno applica una policy coerente. Nessuno produce un audit trail consistente attraverso i processi che attraversa. Questo è l’agent sprawl: più intelligenza, più complessità e nessun valore cumulativo. Un set di silos è stato semplicemente sostituito da un altro. Un agente può completare un’attività, ma questo non significa trasformare un workflow. Quando decine di agenti operano in isolamento, il risultato è una frammentazione costosa. La vera opportunità non è svolgere lo stesso lavoro in modo più economico o più veloce, ma è farne uno completamente diverso, su una scala completamente diversa.

    L’AI enterprise ha bisogno di una piattaforma unificata

    La risposta all’agent sprawl non è necessariamente ridurre il numero di agenti. È una piattaforma AI in grado di connettere intelligenza artificiale, dati e agenti ai workflow, alle strutture di governance e ai sistemi che danno significato e responsabilità alle loro azioni.

    Nessun foundation model, indipendentemente da dimensioni o capacità, può fornire questi elementi durante la fase di training. Devono essere abilitati dalla piattaforma in cui il modello opera. Per questo l’architettura della piattaforma rappresenta la leva principale della trasformazione dell’AI enterprise.

    Le domande che i responsabili dovrebbero porsi per colmare il gap dell’AI e prevenire l’agent sprawl sono:

    • “La nostra architettura AI collega l’intelligenza all’esecuzione, o si ferma alla fase di raccomandazione?”
    • “Le nostre capacità AI sono governate nel punto di azione, o ci affidiamo alla revisione umana per intercettare gli errori?”
    • “Stiamo facendo crescere l’intelligenza nel tempo, o stiamo implementando soluzioni puntuali che tendono rapidamente a stabilizzarsi?”

    Ma cosa significa concretamente? Una piattaforma AI unificata svolge diverse funzioni distintive che le soluzioni puntuali e gli agenti standalone non sono in grado di garantire:

    • Orchestra e agisce attraverso i sistemi. La maggior parte delle soluzioni AI si ferma alla raccomandazione. Una piattaforma unificata esegue il lavoro end-to-end, su tutti i sistemi e i reparti, dalla risoluzione autonoma di un problema IT all’aggiornamento di un record CRM sulla base di un segnale cliente
    • Incorpora la governance nel punto di esecuzione. La governance deve essere strutturale e integrata in ogni azione dell’AI, garantendo che sistemi, asset e identità restino sicuri, conformi e strategicamente allineati
    • Combina workflow deterministici con AI probabilistica. Alla maggior parte delle aziende manca una capacità critica: far sì che l’AI ragioni secondo una reale accountability aziendale, anziché su semplice probabilità. Le decisioni devono essere allineate alle policy, comportarsi in modo prevedibile ed essere verificabili end-to-end
    • Apprende. La maggior parte degli LLM viene addestrata sul web. Una piattaforma unificata fornisce all’AI il contesto enterprise, scoprendo continuamente cosa esiste all’interno dell’organizzazione, come è collegato e che significato ha

    L’imperativo della leadership

    La rivoluzione dell’AI ha il potenziale per amplificare le capacità umane, ma questa visione diventa reale solo quando i leader prendono decisioni diverse su come dovranno essere le loro organizzazioni dopo la trasformazione dell’intelligenza artificiale.

    È necessario porsi domande differenti, ad esempio: “Stiamo costruendo l’architettura organizzativa che consente all’AI di agire con sicurezza, su larga scala, all’interno delle strutture di governance richieste dal nostro business?” Oppure: “Come stiamo combinando AI e persone guidate da uno scopo per aumentare la produttività, accelerare la creatività e generare nuovo valore?”

    Se fatta bene, la reinvenzione dell’AI apre la porta a qualcosa di molto più grande dell’efficienza. È una completa reimmaginazione di come viene svolto il lavoro, di chi lo svolge e di cosa diventa possibile quando esseri umani e AI sono pensati per operare insieme.

    Le aziende che definiranno la prossima era delle performance enterprise non si stanno limitando a investire in modelli frontier migliori. Stanno costruendo l’infrastruttura dati e workflow che consente ai modelli già disponibili di generare risultati reali che si compongono nel tempo, scalano e creano valore prima impossibile.

    E stanno ripensando il ruolo delle persone, che vengono potenziate da sistemi intelligenti per diventare innovatori, orchestratori e decision-maker.

    A cura di Brian Solis, Head of Innovation ServiceNow

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