Citrix: più lavoro smart per tutti!

Un’indagine rivela che l’81% degli intervistati sarebbe interessato a una forma di lavoro agile, anche se la pratica in Italia rimane al momento poco diffusa. Tante le resistenze culturali

Con l’esplosione dei device mobili cambiano i nostri comportamenti, le nostre attitudini e le nostre abitudini. La rivoluzione, che coinvolge l’utente a 360°, non può che arrivare a toccare anche il mondo del lavoro, con una quota di lavoratori sempre più interessata a lavorare in maniera “agile” e smart.
Una ricerca commissionata da Citrix Italia a ContactLab, che ha visto coinvolti 1.200 intervistati rappresentativi dei lavoratori tra i 25 e i 54 anni, tutti utenti di internet in maniera regolare, ha rivelato che l’81% del campione sarebbe interessato a una forma di lavoro agile, ma che solo il 19% dei lavoratori oggetto dell’indagine svolge, seppure con differente frequenza, le proprie mansioni da casa o comunque lontano dal proprio ufficio. Sono inoltre poche le aziende italiane – meno del 10% – che prevedono la modalità di lavoro agile o smart per tutti i lavoratori, indipendentemente dalla mansione svolta o da situazioni lavorative particolari. Le cose cambiano soltanto nel momento in cui si verificano nelle aziende casi particolari che richiedano una soluzione flessibile: in questo caso, il 32% delle aziende è incline a trovare una soluzione. Complessivamente considerando anche questi casi il 39% delle aziende offre questa possibilità.
Le persone che hanno richiesto senza ottenere – la possibilità di lavorare in modalità flessibile sono invece il 18%, mentre il 50% dei lavoratori sta usufruendo di questa possibilità, anche se con una bassa frequenza media (9 volte al mese).

“A livello culturale esistono ancora molte resistenze verso forme di lavoro basate più sul raggiungimento di obiettivi concordati che sul numero di ore trascorse in ufficio – afferma Benjamin Jolivet, Country Manager di Citrix Italia -. Questo ha a che fare da una parte con una classe dirigente ancora appartenente alla vecchia generazione, dall’altra con un sotto-utilizzo delle tecnologie oggi a disposizione”.

Il ritratto che sembra emergere dalla ricerca è che nonostante la penetrazione del mobile sia stata molto elevata e molto veloce in Italia, le aziende sono rimaste legate a una cultura che di fatto identifica il posto di lavoro con il luogo di lavoro. Ma adesso sembrerebbe che le cose, forse, siano destinate a cambiare. Le nuove generazioni di lavoratori, infatti, sono abituate a vivere connesse e a lavorare in modi e tempi molto diversi da quelli che conosciamo ed è anche vero che le soluzioni tecnologiche diventeranno sempre più abilitanti verso questo tipo di fruizione.
Le barriere tecnologiche e culturali che vedono nel lavoro agile una minaccia alla produttività sono quindi sempre più destinate a scomparire, anche di fronte ai riscontri positivi di chi per primo sta sperimentando queste nuove modalità di lavorare. Il 78% dei lavoratori intervistati, ad esempio, afferma che la sua condizione lavorativa è migliorata sensibilmente grazie a questa modalità, specialmente nei fattori legati alla disponibilità del tempo per sé e della famiglia.

Le maggiori paure sperimentate dai lavoratori smart o flessibili, invece, ruotano attorno al timore di non avere a disposizione strumenti altrettanto efficaci di quelli utilizzati in ufficio (48%) e alle difficoltà legate alla sfera personale (51%), più complicata da coltivare lontano dal luogo di lavoro. Il 54%, infine, teme che le distrazioni legate all’ambito familiare e domestico possano incidere negativamente sulla produttività, mentre il 44% ha paura di non riuscire più a distinguere tra ambito lavorativo e sfera privata.