TIBCO: dati al centro

In un’epoca dove il successo o il fallimento di un’azienda dipende dalla sua capacità di sfruttare i dati, TIBCO sostiene le imprese nel processo di trasformazione digitale

In un mondo dove il moderno oro è rappresentato dai dati aziende come TIBCO Software sono destinate a guadagnare sempre più terreno sul mercato. TIBCO, società che conta circa 4.000 dipendenti a livello worldwide (una sessantina in Italia), con headquarter in California a Palo Alto e presente con uffici e filiali in tutto il mondo (in Italia a Roma e Milano per un totale di circa 130 clienti), è specializzata nella gestione delle informazioni da qualsiasi fonte arrivino e nella loro gestione legata poi a strumenti di analytics e reportistica in tempo reale e d’impatto. La missione di TIBCO è quella di aiutare i clienti ad acquisire vantaggi competitivi interconnettendo ogni cosa con la propria piattaforma di integrazione e aumentando la business intelligence con un’ampia piattaforma di analytics. L’obiettivo è quindi quello di aiutare i clienti a integrare persone, dati e sistemi, e di gestire e comprendere meglio il business per prendere le decisioni più premianti e agire in tempo reale.

Per fare il punto su un mercato in profonda trasformazione a causa dell’impatto sempre più forte che la digital transformation ha sul business tradizionale e sulla proposta di TIBCO per affrontare questo cambiamento, abbiamo parlato con Maurizio Canton, CTO EMEA di TIBCO Software.

“I dati sono alla base della moderna economia – esordisce Canton – e TIBCO ha nel suo DNA la raccolta e l’analisi dei dati applicativi per supportare le decisioni di business in tempo reale. Alle sue origini TIBCO collegava via messaging le varie applicazioni, mettendo in correlazione all’interno della propria piattaforma i dati relativi a queste applicazioni e al loro utilizzo a supporto delle decisioni. Col passare del tempo il focus sui dati è ulteriormente cresciuto e allo stato attuale la piattaforma TIBCO mette a disposizione anche una parte di argomentazione dei dati che garantisce la parte di visualizzazione ma anche di artificial intelligence o machine learning diventando sempre più evoluta. La piattaforma TIBCO consente di costruire modelli sulla base dei dati e prendere decisioni automatiche, questi modelli si autoalimentano imparando dai dati in tempo reale quello che sta succedendo”.

La proposta di TIBCO abbraccia quindi a 360° il processo di gestione dei dati. Per realizzare questa offerta avete sposato le esigenze reali delle aziende… ma come cambia oggi il modo in cui le aziende raccolgono, analizzano ed utilizzano i dati?

“Oggi non è importante come le aziende raccolgono i dati perché l’offerta di TIBCO contempla qualsiasi tipo di data , dai dati memorizzati – Big Data, data warehouse, data lake, databases, dati strutturati e non strutturati – mettendo insieme anche i dati che si ricevono in real time per permettere la costruzione di modelli di riferimento e algoritmici sulla cui base processare i dati nel contesto di business. Sulla base dei dati posso scoprire come si comporta il cliente agendo in ottica predittiva e sfruttando, con queste correlazioni, i momenti e le circostanze più opportune per proporgli per esempio un’offerta fatta su misura. L’obiettivo è quello di garantire al cliente un’esperienza soddisfacente, personalizzata, fornendo un servizio su misura e facendolo sentire unico”.

Maurizio Canton, TIBCO
Maurizio Canton, CTO EMEA di TIBCO

Con il proliferare dell’IoT il numero dei dati è destinato a crescere in maniera ancora più esponenziale. Per voi di TIBCO quindi il mercato potenziale si dilata ulteriormente. Quale strategia intendete adottare per approfittare di questa opportunità?

“All’IoT sono legate due sfide: quella della connettività e quella relativa alla parte dati.
Se si pensa a sensori, temperature e così via si pensa subito al fatto che questi dispositivi continuano a mandare dati, ma in quest’ottica TIBCO ha sviluppato un nuovo engine di processo Flogo, distribuito come open source (flogo.io) per abilitare anche i dispositivi più piccoli ad essere intelligenti consentendo al processo di girare in modo autonomo sul dispositivo e di collegarsi alla rete per mandare le informazioni solo per eventi che si verificano e che superano un certo limite. Così ad esempio è inutile che un sensore continui a inviare dati su una temperatura che rimane costante, ma è importante che ci sia una comunicazione nel momento in cui si verifica un cambiamento nella temperatura. In questo modo si riduce la quantità dei dati da mandare. L’idea è quella di abilitare il più possibile l’elaborazione dei dati sulla parte edge”.

Tutto quello di cui abbiamo parlato finora è molto affascinante ma le aziende devono essere attrezzate con una struttura e un’infrastruttura adeguate. Dal suo punto di vista in Europa le aziende come sono messe?

“Rispetto al resto del mondo l’Europa si trova in una posizione privilegiata. Sono molte le iniziative relative al cloud, alle piattaforme ibride e all’IoT, anche se non in maniera equilibrata in tutti i mercati verticali. Tra i settori più tradizionali troviamo ovviamente banche ed assicurazioni, mentre ambienti più attenti alla sperimentazione sono le utilities, le telco e il retail per la natura stessa della loro clientela. In questi ambiti infatti soddisfare il cliente è fondamentale perché altrimenti il cliente non esita a cambiare compagnia di riferimento (si pensi al caso dei provider telefonici) e quindi c’è una maggiore attenzione verso queste tecnologie che portano a fornire con maggiore velocità un servizio migliore e più innovativo al cliente stesso”.

E questo quadro che ha tracciato si applica anche all’Italia?

“L’Italia è una realtà molto positiva dove TIBCO vanta clienti importanti come Enel, Telecom Italia, Brembo, Campari giusto per citarne alcuni”.

Focalizziamoci invece ora sull’offerta tecnologica per capire i plus rispetto ai concorrenti. Perché un’azienda dovrebbe scegliere TIBCO?

“Negli ultimi 4 anni la politica di TIBCO è stata quella di mettere a disposizione i nostri prodotti su qualsiasi piattaforma e in qualsiasi modo il cliente volesse consumare i nostri servizi. Consentiamo un’assoluta trasversalità perché i nostri prodotti sono disponibili on premise, ma anche su qualsiasi tipo di container e cloud, sia esso gestito privatamente o tramite TIBCO su Amazon. La parola d’ordine è flessibilità: quello che io sto sviluppando al momento on premise, domani posso tranquillamente spostarlo su Docker piuttosto che poi su Kubernetes o ancora in cloud. Questo modello ibrido garantisce agilità perché utilizzando lo stesso tipo di strumento di disegno, che nel caso del cloud è il browser, riesco a svolgere tutte le operazioni all’interno dello stesso spazio con una medesima esperienza per l’utente, sia per chi conosce bene l’IT, sia per una persona di business che per un’analista o un data scientist.

La piattaforma TIBCO è così potente dal punto di vista dell’integrazione e delle connessioni, che sommandole alla parte di augmented reality con la visualizzazione e il machine learning, più la parte di data scientist, permette di creare delle soluzioni veramente incredibili”.

Qualche esempio?

“Un fiore all’occhiello è senza dubbio la collaborazione con Mercedes in Formula 1. La macchina ha più di 250 sensori, qui si parla di IoT estremo, con terabytes di dati che vengono in catturati in streaming via TIBCO e analizzati in tempo reale sia nel garage che nella fabbrica in Inghilterra con la possibilità di intervenire sulla macchina con modifiche durante i test, i giri di prova e poi, se necessario, anche durante la gara”.

Passando invece a parlare di Cloud mi pare d’aver capito che state sempre più virando in quella direzione. E’ così?

“Il nostro approccio è ibrido: abbiamo reso disponibile i nostri prodotti dappertutto. Esiste sempre l’offerta tradizionale on-premise, ma gli stessi prodotti sono stati riscritti in ottica cloud e sono cloud native. Utilizzando TIBCO e’ quindi possibile veramente definire un ambiente ibrido multicloud con la possibilita’ di spostare applicazioni senza doverle modificare”.

E le aziende verso cosa si stanno indirizzando?

“Fino all’anno scorso le aziende erano ancora un po’ titubanti verso un’architettura cloud, mentre ora vediamo sempre più aziende che si stanno spostando sempre piu’ in modo concreto sul cloud, come ad esempio Enel e Campari per citarne un paio.
Il cloud è visto come la piattaforma del futuro per molte aziende, anche ambienti piu’ tradizionali come banche e assicurazioni dovranno utilizzare il cloud (open Banking). Si è quindi passati alla concretezza: le aziende adesso (utilities, telco, retail) stanno andando verso questo tipo di approccio”.

La tendenza però al giorno d’oggi è quella di spostare l’elaborazione dei dati alla periferia delle rete con l’edge computing. L’edge computing è un’antagonista del cloud o questi due approcci possono coesistere?

“Cloud ed edge computing non sono antagonisti perché servono a cose diverse. L’edge comunque non vive di vita propria e deve collegarsi ad applicazioni che magari esistono solo in cloud, come CRM, marketing applications ed HR. Ci sono applicazioni che saranno sempre più solamente disponibili in SaaS mentre le applicazioni sull’edge sono più relative a fare in modo, come abbiamo accennato prima, che alcuni processi e funzionalità non abbiano bisogno di essere costantemente collegati ad un sistema centrale”.

Parliamo invece ora del fatto che le aziende hanno sempre più bisogno di maggiori competenze. Lo scenario è complesso ma le aziende si rendono conto che hanno bisogno di nuove competenze?

“Le aziende più dinamiche che hanno in atto una trasformazione sono consapevoli che alcune figure professionali devono essere aggiornate. Lavorare in cloud in modo agile necessita di un cambio di mentalità e di modo operativo che alcuni riescono a portare avanti facilmente mentre per altri la questione risulta essere piu’ complessa. Un discorso che vale anche per le aziende di software come noi.
La digital transformation non è solamente usare del software, ma necessita di un cambio di organizzazione. L’attenzione verso le nuove tecnologie, poi, è altissima perché magari con quelle che si hanno in casa la trasformazione non può essere portata avanti. Perciò un CIO non dovrebbe focalizzarsi solo sulla tecnologia che ha a disposizione, ma sugli obiettivi che intende raggiungere per poi guardare a quale tecnologia adottare sulla base di questi obiettivi.
Provare velocemente e sbagliare velocemente è fondamentale in questo mondo dove si va a mille allora. È importante capire cosa i clienti vogliono e riuscire a darglielo in modo veloce”.

Per finire, un flash su un white paper che avete diffuso recentemente sulla virtualizzazione dei dati. Le aziende a che punto sono in questo processo?

“Sempre di più la virtualizzazione serve per facilitare l’accesso a multiple sorgenti ma anche come modo per creare una versione efficace e pulita dei dati che è importante soprattutto quando vado a interagire con modelli online che poi devono prendere decisioni. Più i miei dati sono validi e più riesco a prendere decisioni al riguardo. E questo è quello che la virtualizzazione dà, sulla base della possibilità di creare diverse viste in base a chi è l’utente che sta utilizzando la stessa base dati”.