Intelligenza Artificiale: parlarne non vuole dire conoscerla

È quanto sostengono i dati di un’indagine Citrix condotta dall’istituto OnePoll su 500 lavoratori italiani

Per quanto risulti uno degli argomenti oggi più dibattuti, l’Intelligenza Artificiale è anche tra quelli che si prestano a essere meno capiti, specie tra i lavoratori.

Per capire come l’AI viene percepita nel nostro Paese, Citrix ha realizzato una ricerca con l’istituto OnePoll, intervistando un campione di 500 lavoratori della conoscenza distribuiti in tutto il Paese.

Obiettivo: comprendere come l’Intelligenza Artificiale trasformerà il nostro lavoro nei prossimi 5 anni.

Le domande più comuni in tal senso, infatti, vanno dal chiedersi se abbiamo alle porte un esercito di robot pronto a rubarci il posto di lavoro oppure se vale la pena focalizzarsi su come la nostra produttività possa essere migliorata grazie alle sue applicazioni.

AI: minaccia oppure opportunità?
La maggior parte degli intervistati (68,2%) pensa innanzi tutto che l’Intelligenza Artificiale influenzerà significativamente il loro modo di lavorare nei prossimi 5 anni e il 50,7% pensa che comunque l’impatto sia positivo. Solo il 7% crede che le ricadute sulla propria attività saranno negative, mentre quasi il 42% sostiene che i risvolti possibili saranno sia positivi che negativi.

In particolare, quasi la metà del campione (49,60%) crede che i lavoratori saranno in grado, con il supporto dell’Intelligenza Artificiale, di svolgere mansioni più complesse ma curiosamente solo il 3,8% pensa che si verranno a creare nuovi posti di lavoro.

Tra le paure legate all’Intelligenza artificiale, spiccano invece la perdita di posti di lavoro (37,2%) e l’evoluzione verso un ambiente di lavoro “disumanizzato” (36,2%).

Serve un IT meno complesso
La ricerca di Citrix mostra che i lavoratori italiani non vogliono necessariamente competere con i robot e l’Intelligenza Artificiale, nonostante le paure legate alla possibile perdita del posto di lavoro. Quando infatti si chiede loro quale superpotere vorrebbero avere a disposizione per la propria attività, solo il 14,8% afferma di volere una “super intelligenza”.

Quello che davvero vogliono, invece è riuscire a sviluppare competenze precise nei prossimi 5 anni. In particolare, per ben il 43,8% del campione, queste competenze riguardano la tecnologia, mentre il 31,4% sceglierebbe la creatività e solo il 10% una soft skill come l’empatia.

Come riferito in una nota ufficiale da Andrea Dossena, Country Manager di Citrix Italia: «Questi dati dimostrano che la portata dell’Intelligenza Artificiale non è ancora pienamente compresa dalle persone che lavorano, nonostante siano perfettamente consapevoli che si tratta di un elemento destinato ad avere conseguenze importanti sul loro modo di operare. I lavoratori italiani pensano di non essere abbastanza preparati per riuscire a padroneggiare un’IT destinata a diventare sempre più complessa nel giro di pochi anni. Questa percezione potrebbe cambiare se si adottassero ambienti di lavoro dove le soluzioni IT siano facilmente integrate e offrano un’esperienza utente gratificante».

Da qui l’esigenza sempre più stringente di pensare a workspace intelligenti dove la tecnologia più avanzata sia al servizio della produttività.