Red Hat punta a raddoppiare il fatturato nei prossimi tre anni

Nel primo incontro con la stampa dopo la sua nomina, il nuovo Country Manger Rodolfo Falcone fa il punto della situazione: dall’acquisizione da parte di IBM agli obiettivi per il futuro

Nella sede milanese di Red Hat, il primo incontro della stampa con Rodolfo Falcone, neo Country manager dell’azienda per l’Italia, si è trasformato nell’occasione per tirare le fila su obiettivi e strategia dell’azienda per i prossimi anni.

“Red Hat è la piattaforma che consente di entrare alle aziende nel nuovo millennio – esordisce Falcone -. La nostra piattaforma infatti risponde alle esigenze dell’utenza e consente di lavorare in maniera più efficiente, veloce e immediata. La nostra è una piattaforma pensata per l’Industria 4.0 e per abilitare la trasformazione digitale delle aziende italiane, che ormai non è più rimandabile”.

Falcone descrive Red Hat come un unicuum sul panorama internazionale, sia per la cultura, che per il modello di vendita ma soprattutto per il fatto che il suo cuore pulsante è rappresentato dalla community, che porta anche l’azienda a strutturarsi secondo un modello orizzontale che spinge le persone a dare il meglio e a fare la differenza. Una realtà ricca di passione che sta crescendo (+24% solo nell’ultimo trimestre) e che nei prossimi tre anni conta di registrare un raddoppio del proprio fatturato puntando sulle aree sia della large enterprise che sul mid market e le pmi. Sono 200 i dipendente in Italia, di cui il 40% (circa 80) sono ingegneri che lavorano nella community.

Si respira quindi entusiasmo ed ottimismo anche a seguito dell’operazione di acquisizione del colosso dell’open source da parte di IBM lo scorso anno.

“Pur restando due business unit divise e indipendenti – puntualizza Falcone – c’è una forte complementarietà tra Red Hat e IBM che si esplica ora con la progettazione di soluzioni congiunte e con il tentativo di ingaggiare insieme i clienti, dando ovviamente poi a loro la possibilità di scegliere.
Red Hat potrà fare leva sulla struttura di IBM e sulle sue competenze mentre dal canto suo IBM si affiderà alla forza catalizzatrice di Red Hat. L’obiettivo è quello di mettere a fattore comune le reciproche competenze per portare una proposta ai clienti che potrà indirizzarsi in maniera congiunta a IBM e Red Hat, oppure a una sola di queste unità”.

Intanto Red Hat non perde il suo focus che è quello di supportare le aziende nel processo di trasformazione digitale in atto. “Il nostro nuovo mondo di app poggia sull’infrastruttura Red Hat e sarà sempre più così se si pensa che in futuro ogni azienda sarà un’azienda di software”.

Importante in questo scenario anche il ruolo del canale, che deve necessariamente tenere il passo con questa evoluzione: “ci affidiamo a partner che stiamo adeguatamente formando per accompagnare il cliente nella trasformazione avendo noi anche una forte componente consulenziale. Anche in seguito all’operazione con IBM il canale si trova in una fase di espansione e stiamo ingaggiando sempre più global system integrator a livello globale mentre in Italia si sono già attivati i più grandi corporate reseller”.