Qui i risultati dell’indagine MIT Sloan – BCG “Expanding AI’s Impact With Organizational Learning” su come l’AI entra nelle imprese

Roberto Ventura, Partner BCG
Roberto Ventura, Partner BCG

In tre anni è cambiata la percezione del valore dell’AI e le sinergie con il lavoro umano. Come emerge dallo studio pubblicato dal MIT Sloan Management Review (MIT SMR), BCG GAMMA e BCG Henderson Institute, le aziende che lo hanno capito, hanno sei volte più possibilità di avere successo con l’utilizzo di questo strumento.

Il report, dal titolo Expanding AI’s Impact With Organizational Learning, si basa su un’indagine condotta su oltre 3.000 manager di 112 Paesi e prende in considerazione un esame longitudinale di quattro anni sull’adozione dell’AI a livello intersettoriale e una varietà di casi d’uso. Rispetto ai dati raccolti nel 2017, oggi il 70% dei dirigenti di tutto il mondo ha capito che l’AI può generare valore commerciale (erano 57% nel 2017), il 59% degli stessi ha adesso una strategia di applicazione del nuovo strumento, rispetto al 39% del 2017, e il 57% afferma che l’implementazione dell’AI è già in atto nelle proprie aziende (46% nel 2017). Nonostante queste tendenze, solo una azienda su dieci genera significativi vantaggi finanziari con l’AI.

Investimenti mirati in questo campo, quindi, possono essere la soluzione per generare valore. Ad esempio, la costruzione di capacità fondamentali, come infrastrutture per l’impiego dell’AI, talenti e strategia, aumenterebbe del 19% la probabilità di avere successo. Ampliare l’utilizzo dell’AI a diversi use case e andare oltre l’automazione aumenterebbe le probabilità di un altro 18%, mentre avviare un apprendimento organizzativo con questo strumento, attingendo a molteplici modalità di interazione tra uomo e macchina, e creare processi di feedback tra uomo e macchine aumenterebbe le probabilità di un altro 34%.

Le organizzazioni che apprendono attraverso l’uso dell’AI hanno in comune tre caratteristiche essenziali: facilitano l’apprendimento sistematico e continuo tra esseri umani e macchine, sviluppano molteplici metodi di interazione tra i due, cambiano per imparare e imparano a cambiare. Il risultato? Anche questo è comune a tutte: investire sistematicamente in queste attività determina l’aumento delle probabilità di generare valore del 73%.

“La nostra esperienza italiana ci suggerisce che le organizzazioni che creano davvero valore attraverso l’AI non solo hanno cambiato i propri processi per utilizzare questi strumenti, ma hanno anche imparato nel tempo attraverso l’AI come migliorare ulteriormente i propri processi” afferma Roberto Ventura, Partner di BCG. “La chiave non è insegnare alle macchine, nemmeno imparare dalle macchine. La chiave è imparare con le macchine, in modo sistematico e continuo”.

Il driver di valore più importante dell’AI non sono gli algoritmi, né la tecnologia. È l’umano. Come afferma Ventura, “la nostra ricerca mostra che queste aziende cambiano intenzionalmente i loro processi, in modo ampio e profondo, per facilitare l’apprendimento organizzativo con l’AI. Ciò consente loro di agire con precisione quando percepiscono una nuova opportunità e di adattarsi rapidamente quando le condizioni cambiano. Il loro obiettivo strategico è, in altre parole, implementare l’organizational learning, non solo il machine learning”.