Peccato che la nascita di una Fondazione sotto la vigilanza del Dipartimento di Informazione e Sicurezza sia abortita in partenza

Il Governo ha inserito nella legge di Bilancio la norma con cui nasce l’Istituto Italiano di Cybersicurezza. Un evento salutato da Mauro Nicastri, presidente di Aidr, l’Associazione Italia Digital Revolution, secondo cui finalmente l’Italia si adegua per rispondere alle prerogative della cybersecurity.

È una priorità, del Paese in primis e di tutti i cittadini. Per Nicastri, la cybersicurezza ha smesso da tempo ormai di essere materia confinata esclusivamente alle questioni di sicurezza militare e di difesa, andando a coinvolgere la vita quotidiana di ogni singolo cittadino.

Sanità in primis, con la tutela dei dati sensibili, poi il lavoro, oggi tema di grandissima attualità alla luce delle modifiche introdotte dallo smart working, pagamenti elettronici, solo per citarne alcuni. Una mole infinita di dati viaggia in rete ogni secondo, dentro quei dati ci sono informazioni personali e riservate.

Proteggere quelle informazioni, significa garantire protezione ad ogni singolo cittadino.

Ancora secondo Mauro Nicastri, presidente Aidr: «Bene ha fatto allora il premier Giuseppe Conte a spingere sull’acceleratore, perché il tempo non gioca a nostro favore e la posta in gioco è troppo alta, inserendo nella legge di Bilancio la norma che fa nascere l’Istituto Italiano di Cybersicurezza».

Maggioranza in disaccordo blocca la nascita dell’Istituto Italiano di Cybersicurezza

La forma giuridica doveva quella della Fondazione, con un ingente stanziamento: ben 10 milioni di euro. Sarebbe spettato al Dipartimento di Informazione e Sicurezza (Dis), secondo quanto stabilito dalla Presidenza del Consiglio il compito di vigilanza sulla corrispondenza dell’attività tecnico-operativa della Fondazione.

Peccato che, nonostante il contributo sul campo del Dipartimento di Informazione e Sicurezza, diretto dal prefetto Gennaro Vecchione, e le numerose indicazioni da Bruxelles affinché il nostro Paese sappia rilanciarsi a partire dalla difesa dell’ambiente e dello spazio informatico, la proposta di un Istituto italiano di cybersicurezza sia abortita prima ancora di nascere.

Il contrasto degli alleati di Italia Viva e del Partito Democratico hanno fatto sì che la proposta di Conte sia stata stralciata dalla Legge di Bilancio 2021 che la prevedeva all’articolo 96, e nonostante la proposta di istituire un Centro nazionale di ricerca e sviluppo in cybersecurity fosse, già nel 2017, tra le azioni previste dal decreto Gentiloni per ridisegnare l’ecosistema cyber italiano.