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    Comtel: come proteggere le identità digitali con la tecnologia

    By Redazione LineaEDP19/05/20264 Mins Read
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    Il Gruppo Comtel ha presentato il suo nuovo studio, in collaborazione con la Scuola Superiore Sant’Anna

    comtel

    La tecnologia è sempre più parte integrante della vita quotidiana. Per tempo libero o per ragioni professionali, la popolazione mondiale usufruisce quotidianamente del supporto degli strumenti tecnologici. Una forte accelerata è arrivata con l’accesso diffuso agli strumenti di intelligenza artificiale, oggi utilizzati in ogni settore. Per comprendere e governare l’introduzione delle ultime innovazioni, il Gruppo Comtel ha deciso di analizzare il quadro attuale per dare risposte concrete a tutti gli stakeholders.

    La Scuola Superiore Sant’Anna ha elaborato uno studio per il Centro Studi Comtel e i principali pillar sono stati illustrati durante la tavola rotonda “Identità e tecnologie: innovazione, regolamentazione e applicazioni” al Centro Studi Americani di Roma, a cui hanno partecipato istituzioni, rappresentanti delle forze dell’ordine e dei maggiori player industriali italiani. Il Centro Studi Americani da sempre si pone come punto di incontro per favorire relazioni e dibattiti, promuovendo il dialogo tra istituzioni, imprese e società civile.

    Al centro del convegno l’identità digitale, da proteggere e normare, agevolando al contempo l’evoluzione tech che oggi con applicazioni biometriche consente di pagare, accedere a infrastrutture critiche o a grandi eventi, in tutta sicurezza. Su questo punto, infatti, Comtel ha già investito avendo nel proprio portfolio una soluzione all’avanguardia, installata in oltre 80 aeroporti di 5 continenti, con un tasso di affidabilità superiore al 90%.

    Lo studio si focalizza sull’uso delle tecnologie biometriche, soprattutto per la sicurezza pubblica, evidenziando come queste siano ormai diffuse nella vita di tutti i giorni (tornelli di accesso alle stazioni, security per eventi, spazi urbani) e consentano di ottenere numerosi benefici per efficientare i processi e rendere più rapido il riconoscimento di soggetti ricercati o scomparsi. Un grande supporto che però rischia di scontrarsi con la privacy, soprattutto quando si passa da una sorveglianza mirata a un controllo diffuso. Nel paper, dunque, si presta particolare attenzione all’identificazione biometrica remota (ossia più invasiva poiché riesce ad identificare individui senza che abbiano prestato il consenso) e su quanto normato dall’AI Act europeo, che vieta in linea generale l’uso di questi sistemi in tempo reale negli spazi pubblici per finalità di polizia (esclusi casi di terrorismo o reati gravi). Legislazione che pone davanti a tutto la protezione dei dati personali, classificando i sistemi biometrici non vietati come “ad alto rischio”, consentendo il riconoscimento a posteriori solo in casi limitati e dietro solide garanzie del rispetto della privacy altrui. Norme che si scontrano con la rapidità dell’evoluzione tecnologica, che in alcune aree extra UE già consente di effettuare semplici operazioni tramite riconoscimento facciale (come i pagamenti, archiviando come già remoti quelli effettuati tramite smartphone e smartwatch). La biometria, difatti, non è utilizzata solo per fini di sicurezza pubblica ma si applica in molti altri ambiti, come ricorda lo studio Comtel – Scuola Superiore Sant’Anna: autenticazione digitale, servizi privati, contesti lavorativi, finance, healthcare, trasporti solo per fare degli esempi.

    Le tecnologie biometriche e l’identità digitale, dunque, sono centrali nella nostra società (e non si può tornare indietro) ma hanno bisogno di trovare un equilibrio, conciliando il loro utilizzo con la sicurezza e la tutela dei diritti personali. Questa è la sfida che attende i legislatori europei, partendo dalla centralità della tutela dei cittadini, delle aziende e delle istituzioni.

    Diversi i contributi apportati durante il dibattito, tra cui quello dell’ACN – Agenzia per la Cybersicurezza Nazionale e quello della Corte di Cassazione.

    Comtel, dal suo canto, ha anche presentato la soluzione proprietaria NeoFace Watch. Questa tecnologia di riconoscimento facciale si è classificata ai vertici dei test condotti dal National Institute of Standards and Technology (NIST), in particolare nelle valutazioni di Face Recognition Technology Evaluation. È stata riconosciuta la massima precisione del prodotto, che ha ottenuto risultati di eccellenza con un tasso di errore di autenticazione estremamente basso. Una tecnologia ideale per numerosi settori che quotidianamente si interfacciano con un grande afflusso di pubblico: trasporti, hospitality, banche-finance, eventi e molto altro.

    “La ricerca ed il progresso scientifico hanno aperto scenari incredibili, che fino a pochi anni fa sembravano pura fantascienza. Siamo entusiasti di quanto stiamo portando avanti, consapevoli però che è necessario un confronto costante tra soggetti pubblici e privati per normare l’utilizzo delle nuove tecnologie, a tutela dei singoli e della comunità. Non dobbiamo rinunciare ad essere umani, ma dobbiamo saper cogliere i benefici che questa nuova rivoluzione tecnologica sta apportando” ha commentato Carlo Nardello, Vicepresidente Comtel e Presidente di Comtel Innovation.

    “Lo studio condotto per Comtel nasce da un fabbisogno reale, per aziende, cittadini e legislatori, ossia quello di mappare e regolarizzare l’utilizzo delle nuove tecnologie. A livello europeo si sta facendo già molto ma dobbiamo conoscere rischi e benefici in cui possiamo incorrere. La ricerca parte proprio da questo obiettivo, sviluppando un’attenta analisi sullo scenario attuale e sui possibili sviluppi futuri” ha dichiarato Luigi Fimiani, Avvocato e Ricercatore Scuola Superiore Sant’Anna.

    Comtel
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    Redazione LineaEDP
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