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    Data Center: sfide e soluzioni per l’efficienza energetica

    By Redazione LineaEDP04/11/20244 Mins Read
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    Con il decollare delle nuove tecnologie, come l’AI, il consumo energetico dei data center potrebbe rivelarsi davvero elevato. Come contenerlo?

    data center
    Alessandro Valenti, Senior Cloud Economist, Southern Europe, Nutanix (autore dell'articolo)

    La sostenibilità ambientale non è più una scelta facoltativa, ma una necessità imprescindibile per ogni azienda. Nessuno desidera gestire un data center inefficiente dal punto di vista energetico, ma perseguire questo obiettivo presenta sfide significative per i leader tecnologici. Se innovazioni come la trasformazione digitale, l’intelligenza artificiale e la gestione flessibile di capacità e costi offrono risultati immediati, la sostenibilità può sembrare un traguardo più complesso e meno tangibile.

    Tuttavia, la crescente attenzione delle autorità di regolamentazione e dei legislatori sul consumo energetico dei data center sta trasformando la sostenibilità in una priorità strategica. I dati mostrano un allarmante aumento dell’energia consumata dai data center: secondo l’Agenzia Internazionale per l’Energia (IEA), il consumo globale di elettricità sta crescendo a un ritmo senza precedenti, con i data center tra i principali responsabili. Nell’Unione Europea, essi rappresentano già il 3% della domanda di elettricità, una percentuale destinata a crescere significativamente nei prossimi anni.

    Il quadro è ancora più critico se si considera la mancanza di dati accurati in molte aree geografiche. Gli esperti prevedono che, una volta raccolte informazioni più complete, le stime sul consumo energetico dei data center potrebbero rivelarsi ancora più elevate.

    Azioni concrete per un data center sostenibile

    Cosa possono fare quindi i responsabili tecnologici per progettare data center più sostenibili? Equazione complessa: se in teoria la sostenibilità può sembrare semplice, la realtà è che un data center rappresenta un’infrastruttura articolata, la cui gestione richiede soluzioni ingegneristiche avanzate.

    La scelta tra un’infrastruttura on-premise, cloud o ibrida è determinante. Un approccio on-premise offre alle aziende il massimo controllo sulla propria infrastruttura e sulla sovranità dei dati, ma comporta un impatto energetico più significativo. Al contrario, l’adozione di soluzioni cloud consente di sfruttare tecnologie di ultima generazione, ottimizzate per l’efficienza energetica su larga scala, spesso alimentate da fonti rinnovabili. Infatti, molti provider cloud e di colocation stanno già investendo in energie verdi, garantendo così un minore impatto ambientale.

    Le decisioni architetturali hanno anche un effetto diretto sul consumo energetico. Il modello tradizionale a tre livelli (server, storage e rete) è stato lo standard per decenni, ma oggi mostra limiti significativi in termini di efficienza energetica.

    L’infrastruttura iperconvergente (HCI), che integra i livelli di server e storage in un’unica soluzione, offre una riduzione drastica del numero di apparecchiature necessarie, con conseguente risparmio energetico sia per l’alimentazione che per il raffreddamento. Questa semplificazione, resa possibile da una gestione interamente software-defined, non solo ottimizza l’uso delle risorse, ma permette anche una maggiore elasticità operativa, riducendo ulteriormente gli sprechi energetici.

    Risultati concreti e impatto

    Le analisi condotte dalla società di consulenza Atlantic Ventures confermano i vantaggi concreti di una transizione verso l’HCI. Utilizzando come modello un’azienda di medie dimensioni, la ricerca ha dimostrato che il passaggio da un’architettura tradizionale a tre livelli a una soluzione HCI comporta un miglioramento dell’efficienza energetica pari al 27%. Questa percentuale può crescere ulteriormente: del 13% se la soluzione HCI è implementata in un sito di colocation, o del 28% se si opta per il cloud pubblico.

    A livello europeo, la transizione all’HCI potrebbe tradursi in un risparmio di 91,7 TWh di elettricità tra il 2024 e il 2030, riducendo al contempo le emissioni di CO2 di 18,7 milioni di tonnellate. Dal punto di vista economico, ciò equivarrebbe a un risparmio di circa 25,1 miliardi di euro per l’Unione Europea nello stesso periodo.

    Verso un futuro sostenibile

    In sintesi, investire in infrastrutture HCI non solo permette alle aziende di ridurre il proprio impatto ambientale, ma offre anche vantaggi economici e operativi significativi. I Chief Information Officer (CIO) che adottano queste tecnologie non solo garantiranno la sostenibilità a lungo termine dei propri data center, ma disporranno anche delle capacità computazionali necessarie per supportare applicazioni sempre più esigenti, come quelle basate sull’intelligenza artificiale.

    Questa equazione di sostenibilità, che in passato poteva apparire complessa, oggi diventa un obiettivo concreto e raggiungibile. Il futuro dei data center è sostenibile, e le aziende che abbracciano questo cambiamento saranno pronte a vincere le sfide del domani.

    A cura di Alessandro Valenti, Senior Cloud Economist, Southern Europe, Nutanix

    data center Nutanix Sostenibilità
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