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    Sei qui:Home»News»Formazione in cybersecurity: perché il futuro è ibrido (e non una scelta tra online e offline)

    Formazione in cybersecurity: perché il futuro è ibrido (e non una scelta tra online e offline)

    By Redazione LineaEDP30/04/20264 Mins Read
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    Dati globali e dinamiche psicologiche mostrano come l’integrazione tra apprendimento digitale e in presenza sia la chiave per sviluppare competenze efficaci e durature nel tempo

    formazione
    Foto di expresswriters da Pixabay

    Il dibattito tra formazione online e formazione in presenza è spesso impostato come un’alternativa netta. Ma nel contesto attuale – soprattutto in ambiti ad alta specializzazione come la cybersecurity – questa contrapposizione è sempre più fuorviante. I dati e le dinamiche emergenti suggeriscono infatti una direzione diversa: non scegliere tra i due modelli, ma integrarli in modo strategico.

    Negli ultimi anni il mercato globale dell’apprendimento digitale ha conosciuto una crescita straordinaria. Dal 2000 a oggi è aumentato di circa il 900%, arrivando a coinvolgere oltre 1,6 miliardi di studenti entro il 2021. Nonostante questa diffusione, la formazione in presenza continua però a mantenere un ruolo rilevante, soprattutto in alcune aree geografiche.

    Secondo il report “The portrait of a modern information security professional” di Kaspersky, le preferenze variano significativamente a livello regionale. In Russia, ad esempio, l’80% dei professionisti della sicurezza informatica predilige la formazione online; percentuali elevate si registrano anche in America Latina (77%) e nella regione META (73%), mentre nell’area APAC l’online resta comunque maggioritario (63%).

    In Europa, invece, il quadro è più equilibrato, con una leggera preferenza per i format in presenza. In Nord America emerge una terza via: il 55% dei professionisti opta per un approccio misto, che combina online e offline.

    Le ragioni dietro le differenze

    Queste divergenze non sono casuali, ma riflettono esigenze strutturali e organizzative.

    Nelle regioni dove prevale l’online, la formazione digitale rappresenta spesso la soluzione più efficiente per gestire team distribuiti geograficamente e contenere i costi. Eliminare trasferte e logistica consente alle aziende di investire in modo più sostenibile nello sviluppo delle competenze.

    A questo si aggiunge un fattore chiave: la natura stessa della cybersecurity. Si tratta di un settore in cui le competenze diventano rapidamente obsolete e richiedono aggiornamenti continui. La formazione online, con la sua capacità di distribuire contenuti in tempo reale, risponde perfettamente a questa esigenza.

    Infine, la diffusione del lavoro da remoto ha consolidato nuove abitudini professionali, rendendo l’apprendimento digitale una scelta naturale per molti.

    Il valore ancora centrale della formazione in presenza

    Nonostante i vantaggi dell’online, la formazione in aula continua a offrire benefici difficilmente replicabili.

    Il contesto fisico favorisce livelli più elevati di coinvolgimento e partecipazione attiva, elementi fondamentali per l’apprendimento profondo e la memorizzazione a lungo termine. La presenza di docenti e colleghi rafforza inoltre la motivazione, riducendo il senso di isolamento spesso associato ai percorsi digitali.

    C’è poi un tema di credibilità: i format in presenza, soprattutto quando includono laboratori e certificazioni, sono percepiti come più solidi e rigorosi. Inoltre, l’aula riduce il cosiddetto “carico cognitivo superfluo”, ossia lo sforzo mentale legato alla gestione di piattaforme digitali e distrazioni, permettendo una maggiore concentrazione sui contenuti.

    La dimensione psicologica delle scelte

    Le preferenze individuali in materia di formazione non dipendono solo da fattori pratici, ma anche da dinamiche psicologiche.

    Chi possiede un’elevata autonomia e capacità di autoregolazione tende a privilegiare la flessibilità dell’online. Al contrario, chi beneficia di feedback immediati e di una struttura più rigida trova nell’aula fisica un ambiente più efficace.

    A influenzare le decisioni intervengono anche bias cognitivi, come la tendenza a preferire ciò che è familiare (status quo bias), anche quando non rappresenta la soluzione più efficiente. In ambiti ad alta specializzazione, la scelta del percorso formativo diventa quindi una vera e propria decisione strategica, legata alla propria occupabilità futura.

    Il modello ibrido come soluzione

    Alla luce di queste evidenze, emerge con chiarezza una conclusione: il futuro della formazione professionale è ibrido.

    Integrare online e offline consente infatti di combinare i punti di forza di entrambi i modelli. La teoria può essere acquisita attraverso moduli digitali flessibili, riducendo il carico cognitivo e ottimizzando i tempi. Le sessioni in presenza possono invece essere dedicate ad attività ad alto valore aggiunto, come esercitazioni pratiche, simulazioni e confronto diretto con docenti ed esperti.

    Questo approccio offre tre vantaggi principali:

    • maggiore efficienza nell’apprendimento,

    • rafforzamento della dimensione sociale e collaborativa,

    • migliore applicazione pratica delle competenze.

    Oltre la scelta, una strategia

    Per aziende e professionisti, la questione non è più “online o offline”, ma come progettare percorsi formativi efficaci in un contesto complesso e in continua evoluzione.

    In questa prospettiva, iniziative come Kaspersky Cyber Pathways rappresentano un supporto concreto per orientarsi, aiutando a individuare il mix più adatto tra modalità di apprendimento e obiettivi professionali.

    La vera sfida non è scegliere un formato, ma costruire un sistema di apprendimento capace di evolvere insieme alle competenze richieste dal mercato. E oggi, questo sistema è inevitabilmente ibrido.

    Kaspersky
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    Redazione LineaEDP
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