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    Passepartout umani: perché l’ingegneria sociale è un fattore di rischio da non sottovalutare

    By Redazione LineaEDP07/03/20184 Mins Read
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    Oltre al crescente numero di minacce informatiche generalizzate i cybercriminali si avvalgono di tecniche mirate per manipolare gli impiegati e carpire i dati di accesso alla rete aziendale

     Nel 2017 gli analisti G DATA hanno rilevato 16 nuovi campioni di malware al minuto. Se da un lato bisogna premunirsi contro i rischi legati alle infezioni da malware, è anche oltremodo necessario prestare attenzione alla componente umana. I criminali su internet utilizzano perfidi trucchi per accedere in modo mirato a informazioni confidenziali manipolando i membri dello staff dell’azienda – un’attività definita in gergo “ingegneria sociale”. Ecco i fattori principali a cui G DATA individua i fattori che gli IT manager non dovrebbero sottovalutare.

    Le organizzazioni tendono a circoscrivere le misure di sicurezza IT alla protezione contro i vettori di attacco più comuni, che spaziano dai malware quali ransomware, trojan e virus, fino alla manipolazione delle configurazioni di sistema o attacchi DDoS. Tuttavia esiste una vulnerabilità spesso sottovalutata dagli IT manager: l’ingegneria sociale.

    Impiegati trasformati in marionette

    Ormai sono passati i tempi in cui il dipartimento delle risorse umane riceveva curriculum incomprensibili da parte di finti candidati. Errori di grammatica grossolani e refusi erano sufficienti per distinguere comunicazioni fasulle/pericolose da quelle legittime. Superata la curva di apprendimento, oggi i cybercriminali si preparano molto più dettagliatamente. Secondo i rilevamenti contenuti nel rapporto Social Engineering Attack Framework un attacco mirato di questo tipo è composto da addirittura sei fasi:

    • Fase 1: pianificazione dell’attacco
    • Fase 2: raccolta delle informazioni utili
    • Fase 3: preparazione
    • Fase 4: instaurazione di un rapporto con un impiegato dell’azienda
    • Fase 5: manipolazione del contatto
    • Fase 6: resoconto

    Ne è un esempio il responsabile della ricerca del personale, che spesso si avvale delle piattaforme social per identificare i candidati ideali. In questo caso si parla di “scouting” (reclutamento). Una volta individuato un candidato in linea con il profilo richiesto, si prende contatto con la persona. I criminali sono a conoscenza di questa procedura di ricerca e creano falsi profili attraverso cui si propongono al manager delle risorse umane al momento opportuno. Il perpetratore mira a carpire informazioni sull’addetto HR, creando un rapporto di fiducia con la controparte, per poi inviargli una lettera motivazionale facendo riferimento allo scambio avvenuto sui social. Questo metodo risulta molto più efficace rispetto all’invio di una candidatura “spontanea” standardizzata. La comunicazione a posteriori della presa di contatto tramite i social consta di norma di un testo conciso, e di un allegato PDF con fotografia personale. Una volta aperto l’allegato, il malware viene installato sul computer. Il malvivente è riuscito a manipolare il membro dello staff e a fargli aprire il file infetto. Si potrebbe trattare di un ransomware che cifra file sensibili e che richiede un riscatto per decriptarli come di un trojan che registra la sequenza di tasti premuti dall’impiegato in fase di accesso alla rete aziendale (login e password) per poi inviarli al criminale.

    L’ingegneria sociale causa ingenti danni finanziari

    L’ingegneria sociale è utilizzata in tutti i casi in cui le persone possono essere manipolate e una buona metodologia può essere molto remunerativa per i cybercriminali, che guadagnano così accesso a informazioni di valore sullo staff, dati di accesso alle risorse di rete o a file confidenziali che svelerebbero segreti industriali. A tal proposito il Clusit annovera nel suo recente rapporto che nel 2017 il Cyber Espionage, cui vanno ricondotti anche i furti di proprietà intellettuale, è cresciuto su scala globale del 46. Dal momento che questi metodi di attacco stanno diventando sempre più popolari, ci si aspetta un ulteriore incremento dei danni subiti dalle aziende. “Oltre a dotarsi di soluzioni di sicurezza in grado di riconoscere proattivamente attività di sistema illegittime come quelle annoverate, condurre campagne di sensibilizzazione e corsi di formazione dello staff risulta essere un’arma vincente contro questo tipo di attacchi” conferma Giulio Vada, Country Manager di G DATA Italia.

    IT manager all’erta

    Innanzitutto, gli IT manager dovrebbero accertarsi del fatto che i membri del proprio staff siano a conoscenza delle tecniche di ingegneria sociale. Il team di G DATA Italia offre corsi di formazione che aiutano gli impiegati ad individuare ed evitare questa tipologia di minacce. Lo staff apprende che le email vanno lette in modo critico, che dati sensibili non devono assolutamente essere archiviati o divulgati tramite telefono e che non vanno aperti link che puntao a pagine in cui si richiede un login. Un altro strumento altrettanto importante è la protezione anti-phishing fornita dai più moderni software di sicurezza e in grado di sventare molti attacchi sul nascere. Queste suite aiutano significativamente lo staff consentendo un’elaborazione più rapida di email realmente importanti per il lavoro quotidiano. In altri termini il connubio tra formazione e soluzioni di sicurezza minimizza il rischio che un qualsiasi impiegato diventi vittima di un attacco dovuto all’ingegneria sociale provocando eventuali danni finanziari.

    G Data sicurezza social engineering
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    Redazione LineaEDP
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