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    Sei qui:Home»Rubriche»Sicurezza»Cybersicurezza: serve un cambio di paradigma nei processi

    Cybersicurezza: serve un cambio di paradigma nei processi

    By Redazione LineaEDP27/10/2025Updated:27/10/20253 Mins Read
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    Andrew Cunje di Appian spiega come AI e automazione aiutino le aziende a creare una cybersicurezza integrata ed efficiente

    Cybersicurezza

    Le cifre del CLUSIT parlano chiaro: l’Italia ha subito il 10% degli attacchi informatici globali nel 2024, una quota sproporzionata considerando che rappresenta solo lo 0,7% della popolazione mondiale e l’1,8% del PIL. La cybersicurezza si sta sempre più affermando come una questione strategica fondamentale per la resilienza organizzativa. Eppure, nonostante i crescenti investimenti tecnologici e la maggiore sofisticazione degli strumenti di rilevamento, le aziende sono spesso sopraffatte dalla proliferazione di strumenti e dal sovraccarico di avvisi e falsi positivi, un rischio tanto critico quanto gli attacchi informatici stessi.

    Questa situazione paradossale mette radicalmente in discussione il modo in cui pensiamo alla cybersicurezza nelle aziende moderne.
    Nell’articolo che condividiamo di seguito, Andrew Cunje, CISO di Appian, analizza queste problematiche.

    Buona lettura!

    Cybersecurity: Il futuro della sicurezza risiede nei processi

    Stiamo assistendo a una rapida corsa tecnologica in cui le aziende accumulano soluzioni di sicurezza senza una visione complessiva. Questo approccio a compartimenti stagni genera un “rumore” assordante: i team dedicati ricevono migliaia di avvisi quotidianamente, ma possono arrivare a trascorrere fino al 70% del loro tempo a inseguire fantasmi anziché affrontare minacce reali. La vera sfida di oggi non è legata alla quantità, bensì alla qualità, dando un contesto e un significato agli avvisi di sicurezza.

    Questo problema affonda le radici in un approccio alla cybersicurezza vista come uno strato aggiuntivo, e non come componente nativa dei processi aziendali. Gli strumenti operano in isolamento, generando avvisi decontestualizzati che non permettono agli analisti di distinguere efficacemente gli incidenti reali dagli eventi innocui. L’intelligenza artificiale e l’automazione, se non orchestrate all’interno di un quadro di processi strutturati, rimangono semplici assistenti in attesa piuttosto che acceleratori di valore.

    Di conseguenza, i progressi nella cybersicurezza non deriveranno dall’ennesima tecnologia di rilevamento ma dalla nostra capacità di integrare l’intelligenza artificiale e l’automazione nel cuore dei processi aziendali. Quando la sicurezza è progettata come parte integrante del flusso di lavoro, beneficia necessariamente del contesto aziendale, della governance dei dati in tempo reale e dei punti di controllo umani dove necessario.

    Questo approccio basato sui processi trasforma radicalmente l’efficienza operativa. Invece di generare avvisi isolati, i sistemi di sicurezza integrati nei processi possono valutare i rischi in base al livello di criticità aziendale, all’esposizione dei sistemi e alla cronologia comportamentale. È possibile arrivare a una riduzione dal 60 all’80% dei falsi positivi quando il rilevamento è arricchito dal contesto dei processi. L’analista non riceve più un avviso grezzo su un indirizzo IP sospetto, ma una valutazione contestualizzata che gli dice immediatamente se quell’indirizzo IP sta accedendo a sistemi critici, in quale contesto aziendale e con quale livello di rischio effettivo.

    Il futuro della cybersicurezza risiede nella sua capacità di anticipare e adattarsi, piuttosto che semplicemente reagire. I processi orchestrati non solo consentono un rilevamento più efficace, ma costruiscono anche una resilienza organizzativa in cui ogni componente – umana, tecnologica e organizzativa – contribuisce alla sicurezza complessiva. Questa visione sistemica della cybersicurezza si basa su diverse leve di efficienza: tracciabilità completa delle azioni di sicurezza per facilitare audit e conformità normativa, automazione intelligente di risposte graduate in base alla criticità degli incidenti e, soprattutto, la capacità di evolversi rapidamente di fronte a nuove minacce.

    In un contesto in cui gli aggressori sfruttano le vulnerabilità entro pochi giorni dalla loro divulgazione, la capacità di adattamento diventa più critica della semplice potenza di rilevamento delle minacce.

    di Andrew Cunje, CISO di Appian

    alert Andrew Cunje Appian automazione cybersecurity falsi positivi intelligenza artificiale (AI)
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    Redazione LineaEDP
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