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    Autenticazione biometrica: quando la password… siamo noi!

    By Redazione LineaEDP08/06/20214 Mins Read
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    Spitch, azienda internazionale specializzata in soluzioni di tecnologia vocale, presenta alcuni esempi concreti di autenticazione biometrica e spiega le differenze.

    autenticazione biometrica.

    È una classica scena da film di guerra: all’avvicinarsi di uno o più individui alla fortificazione o alla linea di combattimento la sentinella di guardia esclama “Altolà, chi va là?”, invitando i nuovi venuti a fermarsi e a farsi riconoscere, pronunciando nome o parola d’ordine, mostrandosi in volto o esibendo i colori dell’uniforme. Al di là delle rivisitazioni storiche, anche oggi a tutti noi capita quotidianamente di doverci identificare, per esempio per accedere a dei servizi o per sbloccare i nostri device tecnologici: di solito lo facciamo digitando complicate password o codici. Da ormai qualche anno, però, la persona, con le caratteristiche morfologiche e comportamentali che la contraddistinguono, è tornata al centro delle modalità di autenticazione: è il caso dell’autenticazione biometrica.

    L’autenticazione biometrica si basa sull’analisi e la comparazione dei tratti propri di ciascun individuo come voce, impronta digitale o parametri facciali. Spitch, azienda internazionale specializzata in soluzioni di tecnologia vocale, ha raccolto alcuni esempi concreti delle più diffuse tipologie di autenticazione biometrica – spiegando perché, in termini di sicurezza, non tutte le biometrie sono uguali.

    Riconoscimento delle impronte digitali.
    Le impronte digitali sono da tempo utilizzate per identificare le persone: la cronaca nera ci racconta di moltissimi criminali incastrati proprio da questa traccia. Ma sono anche parte nella quotidianità di molti di noi: oggi basta (letteralmente) un dito per sbloccare lo smartphone o per accedere a servizi riservati per esempio in ambito bancario. Pratica e rapida, questa soluzione di autenticazione biometrica non è però esente da rischi. I lettori rivolti al mercato consumer, infatti, solitamente immagazzinano solo una parte dell’impronta e la confrontano con un’ulteriore impronta parziale: se l’analizzassero nella sua interezza non riuscirebbero a garantire la medesima fluidità e velocità. Di conseguenza, è piuttosto facile per i malintenzionati creare impronte false in grado di confondere il sistema.

    Riconoscimento facciale.
    Il riconoscimento facciale è un mezzo di autenticazione biometrica che viene considerato da molti il futuro degli aeroporti: nelle previsioni più futuristiche renderà obsoleti biglietti, carte d’identità e passaporti, e ridurrà code e tempi di attesa. Il suo utilizzo apre però questioni importanti in termini di privacy. La Commissione Europea ha recentemente annunciato una stretta nei confronti del riconoscimento facciale – salvo casi eccezionali – quando utilizzato in attività svolte in luoghi accessibili al pubblico, poiché il suo uso potrebbe essere invasivo nei confronti dei diritti fondamentali, in particolare per la dignità umana, il rispetto della vita privata e familiare, la protezione dei dati personali e la non discriminazione.

    Riconoscimento vocale.
    “Apriti sesamo” non è più una semplice fantasia letteraria: oggi la voce può essere usata per aprire porte o disattivare antifurti. Ma anche per accedere, in tutta sicurezza, a servizi che richiedono un alto livello di privacy per esempio in ambito bancario, assicurativo o sanitario. Se utilizzata “dal vivo”, l’autenticazione biometrica vocale ha un vantaggio fondamentale: nessuna informazione viene memorizzata o conservata sui dispositivi mobili – a differenza quel che accade ad esempio con l’autenticazione facciale, che richiede di scattare una foto o effettuare una registrazione. Inoltre, la voce umana è anche molto più complessa da imitare alla perfezione, rispetto, ad esempio, a un’impronta digitale.

    “Il riconoscimento vocale viene considerato da molti la procedura di autenticazione biometrica più sicura, gradevole per l’utente ed economicamente interessante per le aziende, anche perché utilizzabile in remoto via telefono, senza necessità di apparecchiature aggiuntive”, commenta Piergiorgio Vittori, VP BD WW & Regional Managing Director di Spitch. “I pregiudizi in materia di privacy e sicurezza non hanno ragione d’essere se i dati biometrici sono condivisi con aziende affidabili, che possono contare su validi strumenti tecnologici e su di un solido impianto di sicurezza. In questo caso, i rischi connessi sono analoghi a quelli legati alla condivisione di qualunque altra informazione sensibile”.

    Piergiorgio Vittori aggiunge: “L’unicità della voce come strumento di riconoscimento e connotazione personale rende possibile anche l’applicazione forense, come ulteriore strumento probatorio all’interno di indagini e processi. Spitch è attiva da tempo in questo ambito, in piena conformità con i parametri e i vincoli legali a tutela di liceità e sicurezza, a livello internazionale”.

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