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    Sei qui:Home»Featured»AI agent: il grande problema della fiducia

    AI agent: il grande problema della fiducia

    By Redazione LineaEDP18/05/2026Updated:18/05/20264 Mins Read
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    Mentre il mercato accelera verso sistemi sempre più autonomi, il vero nodo non è più “cosa possono fare” gli agenti IA, ma come renderli affidabili, controllabili e coerenti con regole aziendali e normative. Il punto di SAS

    AI agent
    Véronique Van Vlasselaer, AI & Data Science Manager EMEA di SAS

    In poco tempo, gli AI agent sono diventati il nuovo oggetto del desiderio di molte organizzazioni. Non perché siano l’ennesimo trend innovativo, ma perché promettono un salto concreto rispetto alle tecnologie diffuse finora. Gli AI agent, infatti, non si limitano a fornire assistenza, guidano l’esecuzione di attività, accedendo a dati, strumenti e modelli già presenti in azienda. Proprio per questo, la domanda strategica non è se adottarli, ma come farlo in modo affidabile, misurabile e governato.

    Dove gli AI agent fanno già la differenza

    I sistemi di agenti intelligenti stanno diventando un vero e proprio strato operativo di supporto alle decisioni nei contesti dove la complessità, la pressione regolatoria e il volume di attività rendono sempre più difficile intervenire in modo tempestivo e coerente. Non si limitano ad automatizzare singoli passaggi, ma contribuiscono a rendere i processi più anticipatori, connessi e governabili.

    Nei domini più critici – come la prevenzione delle frodi, il sanction screening o il suspicious activity reporting – gli agenti IA affiancano le funzioni di controllo ampliandone la capacità di lettura: intercettano pattern emergenti prima che diventino sistemici, mettono in relazione segnali eterogenei e aiutano a costruire una visione completa e contestualizzata del rischio. In questo modo accelerano le attività di analisi e reporting, attivano l’intervento umano solo quando serve davvero e riducono l’attrito operativo, senza compromettere trasparenza, tracciabilità e responsabilità.

    Il risultato non è solo maggiore efficienza, ma un’evoluzione del modello operativo: da processi reattivi e frammentati a meccanismi dinamici di sorveglianza e decisione, in cui persone e agenti collaborano per mantenere il controllo anche in scenari ad alta variabilità.

    In tutti questi esempi, il valore dell’AI agent nasce proprio dalla sua capacità di orchestrare insieme più elementi: collegandosi a dati e sistemi aziendali, recuperando informazioni da fonti diverse e mettendo ordine tra evidenze frammentate per trasformarle in insight utilizzabili. Inoltre, quando il sistema integra modelli di machine learning e rende trasparente il percorso che lo porta a fare una raccomandazione, non accelera soltanto l’esecuzione dei task, ma migliora la qualità delle decisioni e la fiducia con cui possono essere prese in considerazione e applicate.

    Regole, contesto e controllo: così si educano gli agenti IA

    Questa spinta verso l’autonomia è promettente, ma porta con sé una responsabilità precisa. Se gli AI agent devono agire al posto nostro, non possiamo permetterci che lo facciano senza istruzioni, limiti e controlli. Servono quindi passaggi chiari per istruirli e renderli affidabili, con una logica di vera e propria genitorialità della piattaforma:

    • Regole chiare fin dall’inizio: definire cosa l’agente IA può fare, quando e con quali vincoli. In particolare, stabilire quali dati può utilizzare, quali strumenti può invocare e quali azioni può attivare, soprattutto se coinvolgono informazioni sensibili o processi critici.
    • Un ambiente affidabile, non solo un buon modello: senza dati governati e di qualità, anche l’AI agent più avanzato produce risultati incoerenti. Inoltre, strumenti e integrazioni (API, workflow, sistemi terzi, modelli analitici) devono essere validati e mantenuti affidabili nel tempo, con controlli su autorizzazioni e accessi.
    • Human in the loop dove conta davvero: non tutto può e deve essere automatizzato. È necessario stabilire soglie di incertezza e regole che impongano l’escalation all’operatore umano, fornendo anche il contesto necessario per decidere rapidamente.
    • Trasparenza e accountability: tracciabilità delle fonti, comprensibilità delle raccomandazioni e chiarezza sulle responsabilità sono necessarie lungo tutto il ciclo di vita dell’AI agent, dalla progettazione al monitoraggio.
    • Supervisione continua e gestione degli off script: prima o poi, gli agenti IA incontreranno casi non previsti. Per questo, l’autonomia va calibrata su rischio e contesto, e va controllata nel tempo per garantire l’allineamento con i valori aziendali e con gli obblighi normativi.
    • Vista unificata di AI agent e modelli: per aumentare l’autonomia, serve mappare ciò che è già in uso, incluse soluzioni non ufficiali o non censite. Un inventario e un monitoraggio centralizzati permettono di applicare policy, controlli e responsabilità in modo coerente, riducendo il rischio di shadow AI.

    Gli AI agent rappresentano già oggi un’accelerazione concreta per processi decisionali complessi. Il vantaggio competitivo, però, non sarà di chi li adotta per primo, ma di chi li mette a terra in modo affidabile, con dati solidi, governance, controlli e responsabilità ben definiti.

    A cura di Véronique Van Vlasselaer, AI & Data Science Manager EMEA di SAS

    AI agent SAS
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    Redazione LineaEDP
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