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    AI, dai modelli ai dati per creare valore

    By Redazione LineaEDP18/09/20265 Mins Read
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    AI sempre più protagonista dei processi aziendali: abbattere i silos informativi e costruire solide architetture dati diventa decisivo

    Marika Lilla, Country Manager Italy di Snowflake-AI generativa
    Marika Lilla, Country Manager Italy di Snowflake

    Negli ultimi anni, l’AI è stata spesso presentata come una corsa al modello più potente, con prestazioni e capacità sempre più elevate. Questo susseguirsi di modelli di nuova generazione, però, ci fa distogliere l’attenzione da ciò che conta davvero. La vera innovazione non risiede solo nella sofisticazione dei modelli, ma nella capacità di connettere l’AI alla realtà operativa delle imprese. 

    Oggi, l’intelligenza artificiale non si limita più solo a produrre contenuti. Le aziende stanno sperimentando con agenti AI capaci di eseguire compiti, manipolare dati e interagire con gli strumenti digitali proprietari. In altre parole, l’AI sta cominciando a partecipare all’esecuzione concreta delle operazioni.

    In questa nuova fase, la domanda non è più quale modello può essere il più performante, ma come l’AI si integra nell’architettura aziendale e si connette a dati, processi e ambienti operativi. Il valore non risiede solo nel modello in sé, ma nella sua capacità di accedere al contesto giusto, inserirsi nei workflow e produrre risultati azionabili. La competizione si sposta progressivamente dai laboratori che progettano i modelli alle architetture dati che ne consentono l’utilizzo. 

    Questa dinamica non riguarda più soltanto le aziende più tecnologicamente avanzate. Settori storicamente prudenti stanno oggi investendo nell’AI per automatizzare attività complesse, analizzare grandi volumi di informazioni o migliorare funzioni critiche come la gestione del rischio o la manutenzione. In Italia, il mercato AI ha raggiunto 1,8 miliardi di euro nel 2025, registrando una crescita del 50% in un anno con manifatturiero, bancario e utility in testa per l’adozione (Osservatorio AI PoliMi, 2026). E in molti altri settori, la domanda non è più se l’AI verrà utilizzata, ma con quale velocità potrà essere integrata nei processi esistenti. 

    Detto ciò, l’Agentic AI è ancora in fase di maturazione. Le potenzialità sono significative, ma l’applicazione in ambienti critici rimane prudente. Diversamente dagli agenti completamente autonomi, infatti, l’approccio delle imprese all’Agentic AI è più pragmatico, orientato ad agenti specializzati, integrati in workflow precisi e governati da meccanismi di supervisione umana. 

    Il dato come vero vantaggio competitivo 

    L’entusiasmo per l’AI è talvolta accompagnato da timori legati a una possibile bolla tecnologica. Eppure, i progressi attuali riflettono una trasformazione profonda del modo in cui le organizzazioni valorizzano i propri dati. I modelli capaci di analizzare dati non strutturati contribuiscono a migliorare il processo decisionale e a generare nuovi livelli di insight. Ma con la progressiva democratizzazione dei modelli, la scarsità non riguarda più gli algoritmi ma i dati. Ed è qui che può risiedere il vero vantaggio competitivo delle organizzazioni. 

    Chi riesce ad accedere a dati proprietari, contestualizzarli e integrarli nei propri processi dispone di una leva di differenziazione superiore.  

    Tuttavia, la persistenza di silos informativi rimane uno dei principali ostacoli all’adozione su larga scala dell’AI. In molte realtà, i dati restano frammentati tra piattaforme, applicazioni e team diversi, creando silos che rappresentano ancora uno dei principali ostacoli all’adozione dell’AI su larga scala. Finché questi silos persisteranno, anche i modelli di intelligenza artificiale più avanzati avranno difficoltà a generare un valore di business significativo. 

    Abbattere questi silos richiede una piattaforma dati unificata capace di centralizzare, governare e attivare i dati su scala, fornendo ai sistemi di AI dati più completi, coerenti e ricchi di contesto. In definitiva, il successo di una strategia di AI dipende meno dalla scelta del modello che dalla solidità delle fondamenta e dell’architettura dei dati sottostanti. 

    Deployment sempre più operativi 

    Dopo una fase di sperimentazione intensa, molte aziende stanno iniziando a integrare l’AI nei propri workflow operativi, in particolare nello sviluppo software, nel supporto al cliente e nelle funzioni commerciali e di marketing. L’AI sta progressivamente uscendo dalle fasi sperimentali per entrare nei sistemi di produzione. Ma in Italia, pur con l’84% delle grandi imprese già dotate di licenze GenAI, solo 1 su 5 ne fa un uso davvero strutturato su più funzioni: un segnale che il passaggio dalla sperimentazione alla produzione rimane la sfida centrale (Osservatorio AI PoliMi, 2026). 

    Anche l’adozione resta disomogenea. Negli Stati Uniti, alcune aziende avanzano più rapidamente verso il deployment in produzione. In Europa, le discussioni attorno a sicurezza, governance e protezione dei dati occupano uno spazio più rilevante. In Italia, questo approccio prudente si è tradotto in un quadro normativo tra i più articolati d’Europa: alla progressiva entrata in vigore dell’AI Act si è affiancata la Legge 132/2025, che definisce obblighi specifici di governance, trasparenza e supervisione umana. Nonostante ciò, solo il 15% delle grandi imprese ha avviato progetti organici di adeguamento (Osservatorio AI PoliMi, 2026). Questa cautela può rallentare i deployment, ma contribuisce anche a costruire framework d’uso più sostenibili. 

    Queste sfide riflettono la realtà degli ambienti enterprise. L’AI non può essere dispiegata in modo duraturo senza rispondere alle esigenze delle organizzazioni. La governance dei dati, la qualità dell’informazione e il controllo dei flussi di dati diventano prerequisiti essenziali per passare dalla sperimentazione alla creazione di valore. A questi si aggiunge un ulteriore criterio decisivo: l’integrazione nelle funzioni di business. 

    L’AI sta diventando una priorità strategica per le organizzazioni, trasformando il modo in cui valorizzano i propri dati, strutturano i processi e prendono decisioni. Man mano che queste tecnologie si diffondono, la capacità di organizzare, condividere e valorizzare il dato potrebbe diventare il principale fattore di competitività nell’economia dell’AI. In questa nuova sfida, i modelli contano. Ma saranno le architetture dati a fare la differenza. 

    A cura di Marika Lilla, Country Manager, Snowflake 

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