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    Sei qui:Home»Featured»Colmare il divario: come i CIO possono parlare di rischio con i CEO

    Colmare il divario: come i CIO possono parlare di rischio con i CEO

    By Redazione LineaEDP05/02/20266 Mins Read
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    Come affrontano davvero il tema del rischio i CEO? E in che modo i CIO possono rendere questa conversazione più efficace? Il punto di Netskope

    CIO-CEO-Netskope

    In un contesto segnato da un’accelerazione tecnologica continua e da minacce cyber sempre più pervasive, il ruolo del CIO non si limita più alla protezione dell’azienda. Oggi è chiamato a contribuire attivamente alla costruzione del suo futuro digitale. Un compito che, però, non può essere svolto in solitudine: la chiave del successo è una relazione solida e realmente allineata con il CEO.

    Un allineamento che spesso manca. Secondo una ricerca recente (Conversazioni Cruciali: Come ottenere l’allineamento CIO-CEO nell’era dell’AI[i]), il 31% dei CIO non è sicuro di sapere davvero che cosa voglia il proprio CEO, e il 34% non si sente autorizzato a prendere decisioni strategiche di lungo periodo. Il risultato è un divario crescente tra la leadership tecnologica e la direzione del business, un divario che può erodere silenziosamente sia la fiducia sia lo slancio.

    Ma come affrontano davvero il tema del rischio i CEO? E in che modo i CIO possono rendere questa conversazione più efficace? Nell’impresa digitale, IT e cybersecurity sono ormai considerati tra i principali fattori di rischio. Per questo è fondamentale che il rischio diventi un tema di confronto costante e condiviso, non un problema che emerge all’improvviso. Serve coinvolgimento continuo nei processi di pianificazione, incluse simulazioni e tabletop exercise che preparino l’organizzazione a gestire incidenti reali.

    Le stesse ricerche che evidenziano le difficoltà dei CIO offrono anche uno spaccato interessante della mentalità dei CEO e suggeriscono come costruire relazioni più solide e produttive ai vertici aziendali.

    Come ragiona un CEO

    Per natura, i CEO sono ottimisti. Il loro obiettivo è far crescere il business, cogliere nuove opportunità e mantenere lo sguardo puntato in avanti. Una prospettiva che spesso si scontra con l’approccio più prudente dei CIO, abituati a individuare, valutare e mitigare i rischi.

    Eppure, anche i CEO sono consapevoli che l’IT rappresenta una fonte significativa di rischio per l’azienda. È qui che entra in gioco il CIO, chiamato a fornire una visione completa, a definire livelli di rischio accettabili e a supportare decisioni che sappiano bilanciare esposizione e opportunità.

    Oggi il tema dominante è l’intelligenza artificiale. Molti CEO vedono l’adozione dell’AI come una scelta rischiosa, ma considerano ancora più pericoloso restarne fuori. Alcuni spingono sull’acceleratore per conquistare un vantaggio competitivo, altri preferiscono un approccio più cauto, osservando le mosse dei pionieri prima di investire in modo deciso.

    Queste differenze nell’appetito al rischio rendono cruciale comprendere la posizione personale del proprio CEO. Costruire una relazione di fiducia è essenziale, e il CIO deve saper modulare il proprio approccio: c’è chi si aspetta un equilibrio tra entusiasmo e prudenza e chi, invece, predilige una lettura più conservativa, capace di intercettare i problemi prima che esplodano. I CIO più efficaci sono quelli che imparano a parlare la lingua del loro CEO.

    In fondo, ciò che i CEO chiedono è di poter contare su CIO affidabili, veri e propri “luogotenenti” capaci di prendere decisioni autonome, segnalare criticità per tempo e mantenere allineate strategia ed esecuzione. La fiducia nasce da coerenza, trasparenza e da una visione chiaramente orientata al business.

    Dal rischio alla strategia

    Le discussioni sul rischio raramente offrono risposte nette. Per questo i CIO possono renderle più utili presentando non una singola raccomandazione, ma un ventaglio di opzioni. Mettere sul tavolo alternative con costi, benefici e compromessi diversi consente al CEO di valutare gli scenari e decidere con maggiore consapevolezza.

    Invece di limitarsi a segnalare una vulnerabilità, ad esempio, un CIO può proporre tre possibili strade, ciascuna con tempi, investimenti e livelli di protezione differenti. Un cambio di prospettiva che trasforma un problema tecnico in una scelta strategica.

    Del resto, il ruolo del CIO è profondamente cambiato. Oggi oltre un terzo dei CIO ritiene che la capacità di contribuire alla strategia di business e di gestire le relazioni con gli stakeholder sia più importante della competenza tecnica pura. Comunicazione efficace, capacità di sintesi ed empatia sono diventate competenze chiave della leadership.

    Quando si parla di rischio, i CEO cercano CIO capaci di trasmettere calma, autorevolezza e sicurezza. Una comunicazione chiara e misurata rafforza la fiducia non solo all’interno del management, ma anche verso consigli di amministrazione e investitori.

    Ripensare la conversazione sul rischio

    Mike Anderson, Chief Digital & Information Officer di NetskopeSpesso l’ostacolo principale non è il contenuto della discussione, ma il modo in cui viene avviata. Troppo frequentemente il rischio viene affrontato solo in termini di mitigazione. Un approccio più efficace parte invece da una domanda diversa: dove l’azienda sta assumendo i rischi giusti e dove, al contrario, sta rinunciando a opportunità per eccesso di cautela?

    In questo modo il rischio smette di essere un freno e diventa un abilitatore strategico. La tecnologia si afferma come leva di crescita e il messaggio del CIO si allinea alla visione del CEO su innovazione e competitività.

    Padroneggiare la conversazione sul rischio significa evolvere da esperti di tecnologia a consulenti strategici. Quando i CIO riescono a portare chiarezza, contesto e credibilità al tavolo delle decisioni, il rischio non è più solo qualcosa da contenere, ma una base su cui costruire crescita e resilienza.

     A cura di Mike Anderson, Chief Digital & Information Officer di Netskope (in foto)

     

    Note

    [i] “Conversazioni Cruciali” è stato sviluppato attraverso un processo di ricerca globale in più fasi, coinvolgendo CEO, CIO ed esperti indipendenti. Netskope ha incaricato la società di consulenza indipendente Trajectory Partnership di svolgere interviste approfondite con 12 CEO globali (leader di aziende con almeno 5.000 dipendenti) per individuare i principali argomenti legati all’IT in agenda e capire la loro collaborazione con i CIO. Questi CEO hanno gestito aziende negli Stati Uniti, nel Regno Unito, in Germania, nei Paesi Bassi e in India, nei settori della tecnologia, dell’ospitalità, del commercio al dettaglio, della moda, della farmaceutica, dei servizi finanziari, dell’istruzione, dei media, della sanità e della logistica. Inoltre, Netskope ha incaricato Censuswide di svolgere una ricerca quantitativa su 202 CIO negli Stati Uniti e nel Regno Unito per capire la prospettiva dei CIO, le priorità professionali e la natura delle loro relazioni con i CEO. Infine, i dati sono stati convalidati attraverso interviste con esperti del settore, del mondo accademico e della consulenza per fornire una visione esterna sulla dinamica CEO-CIO e sulle tendenze che influenzano entrambe le parti.

     

    Netskope
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