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    Sei qui:Home»Rubriche»Attualità»Privacy officer: problema trasparenza

    Privacy officer: problema trasparenza

    By Redazione LineaEDP11/02/2016Updated:11/02/20163 Mins Read
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    L’approvazione del Regolamento UE sulla protezione dei dati lancia un’ombra sulla mancanza di standard ufficiali di riferimento per definire i profili professionali del settore

    privacy-officer

    Con l’approvazione definitiva del Regolamento UE sulla protezione dei dati, prevista per la primavera, le aziende pubbliche e private dovranno adeguarsi alle nuove norme dotandosi di professionisti specializzati nella materia che siano in grado di dare adeguato supporto per traghettare dall’attuale Codice della Privacy alle nuove e complesse regole comunitarie.

    Nei prossimi due anni 20mila pubbliche amministrazioni e più di 25mila aziende saranno costretti ad assumere figure specializzate nel controllo sistematico e regolare dei dati che trattano, il così detto privacy officer.

    Il problema che tuttavia si pone è quello della trasparenza del mercato, perché allo stato attuale non esiste un albo specifico degli esperti di protezione dei dati, e anche se in UNI sono già in cantiere delle specifiche norme sui profili professionali del settore della privacy, i lavori che porteranno alla loro pubblicazione richiederanno probabilmente almeno un anno.

    “Gli head hunter e le stesse aziende devono prestare molta attenzione quando gestiscono le selezioni per individuare il professionista a cui affidare l’incarico di curare gli adeguamenti in materia di protezione dei dati, perché non esistono abilitazioni o ordini che garantiscono la qualità dei servizi di chi si propone come esperto di privacy – afferma il presidente di Federprivacy, Nicola Bernardi -. Lo sviluppo delle norme per definire gli standard da noi sollecitati ad UNI fin dal 2013 non è purtroppo tempestivo rispetto all’approvazione definitiva del Regolamento UE in agenda per questa primavera, e il mercato ha ormai già l’esigenza di avere specifici criteri di riferimento per poter scegliere correttamente i candidati. Attualmente, l’unico strumento credibile ed obiettivo, è quindi quello delle certificazioni dei professionisti, come quella rilasciata dal TÜV Examination Institute sulla base del disciplinare elaborato da Federprivacy”.

    Le certificazioni del personale basate sulla Norma ISO/IEC 17024:2012 sono riconosciute dal mercato a livello internazionale, perché permettono a coloro che le richiedono di dimostrare in concreto che possiedono le competenze definite nello schema attraverso un processo di verifica e valutazione oggettiva da parte dell’organismo di certificazione abilitato, che emette il certificato solo dopo un preventivo esame documentale, e prove sia scritte che orali, con un colloquio che il candidato deve sostenere con un commissario dell’ente.

    Con oltre mille professionisti che hanno avviato il percorso per la certificazione di TÜV di “Privacy Officer e Consulente della Privacy”, e circa 300 che l’hanno già ottenuta, il numero degli esperti della materia che decidono di mettersi in gioco per ottenerla è in costante crescita, e il prossimo 17 febbraio è già confermata a Milano un’ulteriore sessione di esami presso la sede di TÜV Italia.

    Federprivacy privacy officer protezione dei dati Regolamento UE
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