Italiani e Wi-Fi aperte, il 71% si collega senza credenziali di sicurezza

La fiducia degli italiani è ben più elevata rispetto alla media europea, lo conferma la ricerca “Trust in the Digital Age” di Palo Alto Networks

Nel mondo sempre più connesso in cui ci troviamo, avere a disposizione una rete Wi-Fi è sicuramente una bella comodità. La pausa estiva è alle porte e nei giorni di relax e “tregua” da lavoro uno dei tanti piaceri sarà di connettersi a Internet per navigare senza preoccuparsi del consumo dei dati.

In qualche caso però, anche la sicurezza passerà in secondo piano. Infatti, ben il 71% degli italiani dichiara che si fiderebbe di una rete Wi-Fi aperta, collegando il proprio dispositivo aziendale (smartphone, tablet, PC), anche quando non viene richiesta alcuna credenziale di accesso. Le reti aperte sono accessibili a chiunque, sono considerate molto utili, ma portano con sé anche problematiche di sicurezza.

Si tratta di un dato decisamente superiore rispetto a una media europea del 45%, riscontrata da una ricerca condotta da Palo Alto Networks, specialista globale nella cybersecurity, in collaborazione con YouGov, e con il supporto della dottoressa Jessica Barker, psicologa esperta nella natura umana della cybersecurity.

La ricerca “Trust In The Digital Age” ha coinvolto 10.317 persone, di cui 1.021 italiane, per realizzare una panoramica dettagliata delle abitudini e dei comportamenti umani quando si utilizza Internet e della conoscenza e consapevolezza delle misure di protezione da mettere in atto per navigare in modo coscienzioso e sicuro, senza rischi per i dati.

“I risultati confermano la pericolosità potenziale delle reti Wi-Fi aperte, amplificata ulteriormente da una scarsa consapevolezza degli utenti che tendono a utilizzare dispositivi aziendali senza la dovuta attenzione – spiega Umberto Pirovano, Manager, Systems Engineering Italia, Grecia, Cipro e Malta di Palo Alto Networks -. È fondamentale che le aziende sviluppino e definiscano corsi di formazione regolari per i dipendenti, per aggiornarli sui rischi di sicurezza IT, incrementare la loro consapevolezza, per accompagnarli verso l’adozione di best practice e lo sviluppo di un approccio preventivo, evitando così di diventare obiettivi degli hacker.”