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    Sei qui:Home»Rubriche»Sicurezza»Check Point e Zoom di nuovo insieme per la protezione degli utenti

    Check Point e Zoom di nuovo insieme per la protezione degli utenti

    By Redazione LineaEDP20/07/2020Updated:20/07/20203 Mins Read
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    Check Point Software Technologies e Zoom hanno individuato un problema di sicurezza nella funzione di personalizzazione dell’URL di Zoom

    sicurezza persone hackerate

    Check Point Software Technologies e Zoom hanno individuato un problema di sicurezza nella funzione di personalizzazione dell’URL di Zoom. La falla, se sfruttata, avrebbe permesso a un hacker di manipolare i link ID delle riunioni così da fingersi un dipendente di una potenziale azienda da attaccare proprio tramite Zoom, fornendogli un vettore per il furto di credenziali o di informazioni sensibili.

    Secondo Zoom, un Vanity URL è un URL personalizzata di un’azienda, come può essere, ad esempio, yourcompany.zoom.us. Questo vanity URL è necessario per la configurazione se si intende attivare l’SSO (Single Sign On). Volendo, è anche possibile brandizzare una vanity page per avere il proprio logo/marchio personalizzato, ma generalmente gli utenti finali non passano dalla vanity page. Solitamente, infatti, gli utenti cliccano direttamente sul link per partecipare a una riunione.

    Due modalità per sfruttare la falla

    Il potenziale problema di sicurezza avrebbe potuto permettere a un hacker di manipolare un Vanity URL (ad es. https://yourcompany.zoom.us) in due modi:

    • Targeting tramite link diretti: durante l’organizzazione di un meeting, l’hacker potrebbe modificare l’URL d’invito per includere un sottodominio registrato a sua scelta. In altre parole, se il link originale è https://zoom.us/j/##########, l’hacker potrebbe cambiarlo in https://<nome dell’organizzazione>.zoom.us/j/#########. Senza una particolare formazione in ambito cybersecurity, sul come riconoscere una URL appropriata, un utente, ricevuto questo invito, potrebbe non riconoscere la sua inautenticità o credere, ingiustamente, che esso sia stato emesso da un’azienda realmente esistente.
    • Targeting delle interfacce web dedicate a Zoom: alcune aziende dispongono di una interfaccia web Zoom personalizzata per le conferenze. Un hacker potrebbe prendere di mira tale interfaccia e tentare di reindirizzare un utente verso l’inserimento dell’ID di meeting nel Vanity URL dannoso, piuttosto che nell’interfaccia web reale di Zoom. Come nel caso degli attacchi tramite link diretti, senza un’attenta formazione in materia di cybersecurity, la vittima di tal tipo di attività fraudolente potrebbe non essere in grado di riconoscere l’URL dannoso e cadere vittima dell’imbroglio.

      Check Point Research e Zoom hanno lavorato insieme per risolvere il problema, impostando ulteriori salvaguardie per la protezione degli utenti. Check Point Research aveva già lavorato con Zoom lo scorso gennaio, per risolvere un’altra potenziale vulnerabilità che avrebbe potuto permettere agli hacker di partecipare a un meeting senza essere invitati. La nuova potenziale falla nella sicurezza dei Vanity URL è stata rilevata dai ricercatori che avevano già lavorato alla precedente collaborazione di gennaio.

      Pierluigi Torriani, Security Engineering Manager Italy di Check Point Software
      Pierluigi Torriani, Security Engineering Manager Italy di Check Point Software

      Come riferito in una nota ufficiale da Pierluigi Torriani, Security Engineering Manager, Italy: «Poiché Zoom è diventato uno dei principali canali di comunicazione, a livello mondiale, in ambito business, governativo e consumer, è fondamentale che agli hacker sia impedito di sfruttare Zoom per scopi criminali. Lavorando insieme al team di sicurezza di Zoom, abbiamo aiutato l’azienda a fornire agli utenti di tutto il mondo un’esperienza di comunicazione più sicura, semplice e affidabile, in modo che possano trarre il massimo vantaggio dai benefit dati dal servizio».

    Check Point Software Technologies Vanity URL Zoom
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