Big Data e big… competitività

Un’indagine Emc dimostra l’attenzione dei manager per le nuove piattaforme tecnologiche, frenate però da un Roi ancora incerto

Le aziende italiane attive sui mercati internazionali si trovano ad affrontare due problemi che, però, rappresentano anche altrettante opportunità. Marco Fanizzi, amministratore delegato e direttore generale di Emc Italia, nel corso dell’evento milanese della multinazionale delinea così la situazione delle realtà nazionali, chiamate a operare su un mercato, sempre più vasto, che richiede, innanzitutto, maggiore efficienza: “per questo le nostre aziende devono far crescere la propria efficienza, sfruttando al meglio le opportunità proposte dall’Ict”.
“In un simile scenario – gli fa eco il presidente 
Michele Liberato – Emc, pur essendo nota soprattutto per lo storage, mette oggi a disposizione piattaforme sempre più estese e in grado di soddisfare anche le esigenze particolari”.

Ci credo, ma non investo

Per essere più vicini ai propri cliente e anticiparne le esigenze, Emc ha promosso un’indagine internazionale con l’obiettivo di valutare le priorità di business e quanto l’innovazione sia considerata ancora strategica.
Il tutto anche in considerazione del fatto che, come spiega lo stesso Fanizzi, “i Big Data solo ormai un termine abusato, di cui si è perso il corretto significato. Mentre noi li usiamo per rendere più competitiva un’azienda sul proprio mercato. Attraverso la nostra piattaforma, infatti, aiutiamo i manager ad assumere la decisione migliori. Purtroppo, in molti casi, simili soluzioni non sono ancora vissute come un reale vantaggio competitivo, ma vengono usate solo per abbassare il livello di rischio”.
A sfavore dell’adozione dei Big Data gioca anche un Roi incerto, una situazione frutto del fatto che nel nostro Paese “manca ancora una specifica cultura dell’innovazione tecnologica”. Del resto, come può intuire chiunque, quasi tutti ritengono che l’automazione, nella gestione dei Big Data, rappresenti un fattore abilitante, ma pochi hanno già investito concretamente in questa direzione.
Un dato confermato proprio dallo studio di Emc, che ha coinvolto 450 decision maker italiani e dal quale è emerso che il 91% dei decisori intervistati si è detto convinto che un migliore e più efficiente utilizzo dei dati a disposizione rappresenti un fattore chiave per assumere decisioni di business più efficaci. Inoltre, quasi il 40% dichiara che, grazie ai Big Data, la propria azienda è riuscita a ottenere significativi vantaggi competitivi rispetto ai concorrenti.
In questo scenario, il 67% ritiene che le informazioni provenienti dai Big Data siano già oggi, all’interno delle proprie aziende, la base per prendere decisioni concrete per trasformare il business. Un valore confermato dal fatto che ben il 58% si dichiara convinto che le aziende capaci di utilizzare al meglio questi strumenti saranno in grado di distinguersi maggiormente in futuro. Il 62% concorda anche sul fatto che le tecnologie Big Data siano fondamentali per identificare e proteggere la propria azienda contro gli attacchi informatici.
Pur a fronte di questa fiducia, emergono segnali contrastanti per quanto riguarda il tasso di adozione della tecnologia e, soprattutto, mancano i fondi destinati a questo settore. Sebbene sia essenzialmente il budget a determinare le scelte aziendali (68%), il campione identifica in un Roi poco chiaro il principale elemento che blocca l’adozione dei Big Data in azienda.