• BitMAT
  • BitMATv
  • Top Trade
  • Linea EDP
  • Itis Magazine
  • Industry 5.0
  • Sanità Digitale
  • ReStart in Green
  • Speciale Data Center
  • Contattaci
Close Menu
LineaEDPLineaEDP
    Facebook X (Twitter) Vimeo Instagram LinkedIn RSS
    Trending
    • Perché un CRM non è più un “lusso” per le PMI…
    • Cos’è l’esperienza del cliente? Perché l’esperienza del cliente è importante e quali sono i suoi elementi principali?
    • Dell Private Cloud: maggiore potenza con il supporto di Nutanix
    • AI in azienda: è finito il tempo dell’entusiasmo, servono risultati concreti
    • I 5 Migliori Software di Recupero Dati Gratuiti del 2026
    • AI e norme: come trovare l’equilibrio
    • Innovaway consolida la partnership strategica con HCLSoftware
    • AI Compliance Manager: un ruolo sempre più importante
    Facebook X (Twitter) Vimeo Instagram LinkedIn RSS
    LineaEDPLineaEDP
    • Cio
    • Cloud
    • Mercato
    • News
    • Tecnologia
    • Case History
    • Report
    • Sicurezza
    • IOT
    LineaEDPLineaEDP
    Sei qui:Home»News»AI in azienda: è finito il tempo dell’entusiasmo, servono risultati concreti

    AI in azienda: è finito il tempo dell’entusiasmo, servono risultati concreti

    By Redazione LineaEDP16/02/20266 Mins Read
    Facebook Twitter LinkedIn Reddit Telegram WhatsApp Email

    Oggi serve un approccio maturo per trasformare l’AI da un centro di costo a un centro di profitto. Il punto di Red Hat

    open-source-AI
    Rodolfo Falcone, Country Manager Red Hat

    Il mercato dell’Intelligenza Artificiale in Italia sta vivendo una crescita senza precedenti. Secondo i dati dell’Osservatorio Artificial Intelligence del Politecnico di Milano, il settore ha raggiunto un nuovo record, toccando quota 1,2 miliardi di euro per il 2024, con una crescita del +58% rispetto all’anno precedente. A trainare lo sviluppo sono soprattutto le sperimentazioni che utilizzano anche la Generative AI, che rappresentano il 43% del valore, mentre il restante 57% è costituito in prevalenza da soluzioni di Artificial Intelligence tradizionale.

    Questo fermento testimonia un cambio di prospettiva da parte dei vertici aziendali: la domanda non è più “cosa è tecnicamente possibile?”, ma “cosa produce un valore concreto e misurabile per il business?”.

    Nonostante le organizzazioni del nostro Paese prevedano un aumento medio di oltre il 35% degli investimenti in AI entro il 2026, la stessa indagine di Red Hat evidenzia che l’86% delle realtà italiane intervistate dichiara di non aver ancora generato valore per i clienti dai propri investimenti in AI. Questo dato, che riflette una tendenza più ampia a livello EMEA dove solo il 7% delle organizzazioni sta generando valore su larga scala per i propri clienti dagli investimenti in AI, sottolinea un significativo divario tra l’ambizione e la capacità di trasformarla in risultati tangibili.

    Questa differenza di valore si manifesta concretamente in quello che potremmo definire “disallineamento operativo”: la distanza significativa che ancora esiste tra la fase di sperimentazione dell’AI e l’effettiva messa in produzione. I dati delineano un quadro articolato: l’Italia rimane ancora indietro rispetto ai principali paesi europei per numero di aziende con progetti di AI attivi. Solo l’81% delle grandi imprese sta valutando o ha già avviato iniziative di intelligenza artificiale, a fronte di una media europea che raggiunge l’89%.

    Le cause di questo ritardo sono molteplici e secondo l’indagine Red Hat il 40% delle organizzazioni italiane riconosce una significativa carenza di competenze in ambito AI. Sebbene questo dato sia decisamente inferiore rispetto alla media EMEA (70%), indica comunque una lacuna critica da affrontare per una piena adozione. Inoltre, il 31% riscontra la mancanza di un chiaro valore aziendale o ROI (Return on Investment), mentre un altro 48% evidenzia la mancanza di finanziamenti pubblici sufficienti. In altre parole, le aziende rallentano l’implementazione dell’AI perché non sanno come governarne compiutamente i progetti.

    Per colmare questo divario e trasformare l’AI da un centro di costo a un centro di profitto, è necessario un approccio più maturo, che si basi su tre considerazioni strategiche.

    1. Il focus si sposta dal modello allo stack software

    La prima considerazione è che l’enfasi non dovrebbe più essere sulla ricerca di un modello linguistico marginalmente migliore. La vera sfida competitiva risiede nell’architettura che lo supporta. Se la gestione dei dati è il principale fattore di immaturità, la soluzione risiede in una piattaforma solida che ne garantisca qualità e governance. Per integrare con successo l’AI nei processi aziendali, è indispensabile applicare gli stessi rigorosi standard – governance, conformità normativa e privacy – che si esigono per qualsiasi altra applicazione critica. Tanto che anche l’Unione Europea è intervenuta, diventando la prima al mondo a emanare l’AI Act per regolamentarne l’applicazione. L’AI non va trattata come un’entità a sé stante, ma come componente di un esteso ecosistema software che richiede integrazione, manutenzione e controllo.

    2. Gestire sistemi non-deterministici in modo affidabile

    La seconda sfida riguarda un cambio di mentalità per i reparti IT. I sistemi informatici tradizionali sono in gran parte deterministici. L’AI generativa, per sua natura, introduce elementi di variabilità e non-determinismo. Questo non significa accettare l’inaffidabilità, ma sviluppare nuove competenze per gestire la complessità. Le aziende devono dotarsi di metodologie e strumenti per monitorare, validare e governare i risultati di questi sistemi, assicurando che il loro comportamento, per quanto flessibile, rimanga all’interno di confini operativi sicuri e coerenti con gli obiettivi di business. Infatti, il rischio è concreto: il 93% delle organizzazioni italiane segnala la presenza di ‘Shadow AI’, ovvero l’utilizzo non autorizzato di strumenti di intelligenza artificiale da parte dei dipendenti. In assenza di una piattaforma che garantisca visibilità e controllo, l’innovazione rischia di svilupparsi ‘nell’ombra’, esponendo l’azienda a gravi vulnerabilità in termini di sicurezza e protezione dei dati. In quest’ottica, la priorità principale per i leader IT e AI italiani è rappresentata dall’educazione del business all’uso dell’AI e dal collegamento dell’AI ai dati aziendali, entrambe indicate dal 55% degli intervistati da Red Hat in Italia.

    3. Garantire l’interoperabilità per la libertà di scelta

    Infine, è fondamentale guardare al futuro con un approccio sostenibile. Legare la propria strategia di intelligenza artificiale a un unico fornitore e a tecnologie proprietarie può trasformarsi rapidamente in dipendenze difficilmente controllabili. Lo stesso Osservatorio del Politecnico di Milano rileva che oltre la metà (56%) delle aziende che sviluppa progetti di AI generativa personalizzati riscontra difficoltà nel tenere sotto controllo le spese. È in questo scenario che il software open source aziendale emerge come un fattore chiave e la ricerca Red Hat mostra infatti che in Italia è considerato importante per la strategia AI dal 70% degli intervistati. Interoperabilità e piattaforme aperte costituiscono una vera e propria “assicurazione” sul futuro, perché permettono di scegliere di volta in volta le soluzioni tecnologiche più adatte, integrare competenze diverse e mantenere il pieno controllo su dati e applicazioni, massimizzando gli investimenti.

    Inoltre, affidare la strategia AI a un singolo vendor non costituisce più solo un rischio economico, ma una vulnerabilità sistemica. Lo conferma la recente iniziativa della Commissione sugli ecosistemi digitali aperti, che identifica nelle soluzioni open source e nell’interoperabilità i pilastri indispensabili per garantire all’Europa autonomia e sicurezza delle infrastrutture critiche.

    Le aziende italiane sembrano aver già colto questa urgenza e la ricerca Red Hat conferma infatti che per il 73% dei leader IT italiani, l’open source aziendale è fondamentale per garantire la sovranità digitale. Non si tratta solo di evitare il lock-in, ma di mantenere il controllo sui propri asset futuri.

    In conclusione, per realizzare il pieno potenziale economico dell’intelligenza artificiale in ambito aziendale e colmare il ritardo che ancora ci separa dagli altri paesi europei, le aziende italiane devono compiere un cambio di passo, superando la visione dell’AI come tecnologia a sé e trattandola come disciplina che richiede rigore ingegneristico, visione architetturale e una solida strategia industriale. L’intelligenza del modello è solo il punto di partenza e sarà la capacità di industrializzarla in modo sicuro a determinarne il successo.

    A cura di Rodolfo Falcone, Amministratore Delegato, Red Hat Italia

    Red Hat
    Share. Facebook Twitter LinkedIn Reddit Telegram WhatsApp Email
    Redazione LineaEDP
    • Facebook
    • X (Twitter)

    LineaEDP è parte di BitMAT Edizioni, una casa editrice che ha sede a Milano con copertura a 360° per quanto riguarda la comunicazione rivolta agli specialisti dell'lnformation & Communication Technology.

    Correlati

    Perché un CRM non è più un “lusso” per le PMI…

    16/02/2026

    Cos’è l’esperienza del cliente? Perché l’esperienza del cliente è importante e quali sono i suoi elementi principali?

    16/02/2026

    I 5 Migliori Software di Recupero Dati Gratuiti del 2026

    16/02/2026
    Newsletter

    Iscriviti alla Newsletter per ricevere gli aggiornamenti dai portali di BitMAT Edizioni.

    Security Words

    INFRASTRUTTURA APPLICATIVA: PROTEGGIAMOLA

    29/01/2024

    PASSWORD E STRATEGIA

    29/01/2024
    BitMATv – I video di BitMAT
    2VS1 incontra GCI: il Presales tra strategia, tecnologia e metodo
    Snom amplia l’ecosistema delle comunicazioni professionali
    Cybersecurity tra presente e futuro: minacce, trend e strategie per il 2026
    RS Italia, sostenibilità come leva strategica per la filiera
    Dal Forum Fiscale di Wolters Kluwer Italia le voci e le idee che stanno cambiando la professione
    Defence Tech

    Sicurezza dell’IA: se ne parla nel nuovo report Zscaler

    12/02/2026

    L’intelligenza artificiale è diventata un business anche per il crimine

    12/02/2026

    Automotive nel mirino: Kaspersky identifica i rischi nel 2026

    11/02/2026

    Armis Centrix, nuova soluzione studiata per la Sicurezza Applicativa

    11/02/2026
    Report

    AI: solo il 15% delle aziende ne trasforma la visione in valore

    10/02/2026

    AI: il mercato cresce del 50%, 1,8 mld. Un italiano su due la usa al lavoro

    05/02/2026

    Sistemi multi-agente: l’adozione crescerà del 67% entro il 2027

    05/02/2026

    Agentic AI: le aziende sono al punto di svolta

    30/01/2026
    Rete BitMAT
    • Bitmat
    • BitMATv
    • Top Trade
    • LineaEdp
    • ItisMagazine
    • Speciale Sicurezza
    • Industry 4.0
    • Sanità Digitale
    • Redazione
    • Contattaci
    NAVIGAZIONE
    • Cio
    • Cloud
    • Mercato
    • News
    • Tecnologia
    • Case History
    • Report
    • Sicurezza
    • IOT
    Chi Siamo
    Chi Siamo

    LineaEDP è una testata giornalistica appartenente al gruppo BitMAT Edizioni, una casa editrice che ha sede a Milano con una copertura a 360° per quanto riguarda la comunicazione online ed offline rivolta agli specialisti dell'lnformation & Communication Technology.

    Facebook X (Twitter) Instagram Vimeo LinkedIn RSS
    • Contattaci
    • Cookies Policy
    • Privacy Policy
    • Redazione
    © 2012 - 2026 BitMAT Edizioni - P.Iva 09091900960 - tutti i diritti riservati - Iscrizione al tribunale di Milano n° 293 del 28-11-2018 - Testata giornalistica iscritta al ROC

    Type above and press Enter to search. Press Esc to cancel.