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    Architettura software più sostenibile in cinque mosse

    By Redazione LineaEDP05/12/20234 Mins Read
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    Markus Eisele, Developer Strategist di Red Hat, illustra cinque modi per rendere l’architettura software più sostenibile

    Red Hat-Markus Eisele-architettura-software
    Markus Eisele, Developer Strategist, Red Hat

    Gli sforzi delle imprese veramente impegnate ad aumentare la propria sostenibilità ambientale non possono limitarsi alla riduzione dei viaggi di lavoro o all’adozione di misure di efficientamento degli uffici: anche il software influisce notevolmente sulla quantità di emissioni di CO₂ prodotte. Il fulcro di un’architettura sostenibile è sempre la riduzione del consumo di risorse. Nel settore IT, l’obiettivo è quello di ridurre in modo significativo il consumo di energia, che rappresenta la chiave di volta in un percorso di sostenibilità, anche considerando l’incidenza ancora significativa di combustibili fossili, molto utilizzati per la loro maggiore convenienza rispetto a fonti energetiche più pulite. Le organizzazioni industriali hanno già intrapreso un duro lavoro di miglioramento del bilancio ambientale per quanto riguarda sia la produzione che le operazioni aziendali. Nel caso degli hyperscaler, ad esempio, nel 2020 Azure ha pubblicato la Sustainable Architecture Guide e alla fine del 2021 AWS ha aggiunto la sostenibilità ai pilastri del suo Well-Architected Framework.

    La teoria della “sopravvivenza del più adatto” di Charles Darwin lo riassume: alla fine, non è la specie più forte o più intelligente a prevalere, ma quella che si adatta meglio. Un’osservazione oggi più che mai giustificata. Pandemia di Covid 19, strozzature della catena di approvvigionamento, inflazione e prezzi dell’energia alle stelle: la “nuova normalità” include anche la crisi come condizione permanente. E questo ci porta a una delle parole d’ordine più popolari degli ultimi due anni: resilienza. La capacità di adattare strutture e processi in modo rapido e flessibile alle nuove circostanze è essenziale per la sopravvivenza delle aziende di fronte ai rapidi cambiamenti.

    Questa capacità è da tempo richiesta anche altrove, perché oggi le persone cambiano lavoro più rapidamente. Se da un lato i dipendenti cercano opportunità altrove, dall’altro questa disponibilità al cambiamento causa notevoli problemi alle aziende. Quando un portatore di conoscenza lascia l’azienda, si perde sempre un’esperienza preziosa. In considerazione della generale carenza di lavoratori qualificati e del fatto che la complessità delle tecnologie dell’informazione sta comunque aumentando a ritmi vertiginosi, le aziende si trovano di fronte a un compito quasi irrisolvibile.

    La domanda è quindi: come possono le aziende posizionarsi in modo più solido contro le crisi? Per me, sul versante IT, l’automazione è un fattore di resilienza cruciale. La gestione manuale di un ecosistema di sistemi e applicazioni in continua espansione non è semplicemente scalabile all’infinito a fronte di un organico ridotto. Con strumenti di orchestrazione efficaci, le aziende possono automatizzare quasi completamente i flussi di lavoro, i computer, i servizi e il middleware all’interno del loro ambiente IT. I vantaggi sono evidenti: la miriade di attività di routine si riduce, riducendo i costi associati. Inoltre, i sistemi automatizzati non perdono mai di vista l’obiettivo, per cui i flussi di lavoro vengono eseguiti con assoluta precisione. Inoltre, se gli esperti formati non sono costretti a dedicare il loro limitato tempo di lavoro a compiti importanti ma banali, c’è più tempo per la strategia e il pensiero creativo. Le persone che a loro volta apprezzano il proprio lavoro rimangono fedeli all’azienda più a lungo. Così, in un momento in cui la disponibilità di manodopera è limitata e i metodi di lavoro tradizionali sono stati erosi, l’automazione previene la perdita di conoscenze e aumenta la resilienza dell’azienda.

    Tuttavia, l’orchestrazione dell’IT è un’impresa complessa e può essere fatta solo passo dopo passo. Non basta premere un interruttore: le aziende dovrebbero dire addio a questo pensiero velleitario. Inoltre, un tale cambiamento porta a sconvolgimenti nell’organizzazione; non tutti i dipendenti saranno subito contenti. Ciò rende ancora più importante una comunicazione trasparente e un’interazione aperta, che sono la pietra angolare di ogni processo di gestione del cambiamento di successo. Le persone che si sentono coinvolte e informate sono di solito aperte al cambiamento. In questo contesto, anche la cultura dell’errore ha urgente bisogno di un aggiornamento. I guasti e i contrattempi sono parte integrante di un progetto. Si tratta di affrontare consapevolmente i problemi che si presentano, analizzandone le cause e cercando soluzioni invece di dare la colpa a qualcun altro. Gli errori sono sempre esperienze che ci avvicinano all’ideale.

    Il padre della teoria evolutiva forse non aveva ancora idea della digitalizzazione, della pressione all’innovazione o della globalizzazione, ma le sue intuizioni possono essere trasferite in buona misura al nostro mondo aziendale e lavorativo moderno. In un’epoca in cui le perturbazioni esterne o interne sono la nuova normalità, le aziende devono fare tutto il possibile per diventare più resistenti alle crisi. La resilienza cresce con il grado di automazione.

    A cura di Markus Eisele, Developer Strategist, Red Hat

    architettura software Red Hat
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