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    Né vecchio né nuovo: il paradosso del CIO

    By Redazione LineaEDP14/03/20225 Mins Read
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    Il CEO di Red Hat Paul Cormier riflette sulle sfide che i CIO si trovano ogni giorno ad affrontare per supportare il business in modo efficiente ed efficace, e sul potenziale impatto dei più recenti trend tecnologici

    Paul Cormier sui CIO
    Paul Cormier, CEO di Red Hat

    A cura di Paul Cormier, CEO di Red Hat

    Ogni anno in questo periodo ci chiediamo: “qual è il trend del momento?” o “qual è la tecnologia emergente che dovremmo valutare?”. La realtà è che adottare immediatamente la “prossima grande innovazione” non costituisce la migliore strategia per un CIO. Alcune tecnologie persistono per decenni, e le decisioni prese oggi possono influenzare l’agilità dell’organizzazione per periodo anche molto lunghi. Quando si adotta una nuova infrastruttura, non si possono lasciare indietro i sistemi e gli strumenti esistenti. Non è pratico né sostenibile. Quindi, come mantenere i sistemi esistenti fondamentali per l’operatività e, allo stesso tempo, tenere il passo con un mondo IT in rapida evoluzione?

    La risposta è semplice. Acquisire prodotti e servizi che funzionino con lo stack esistente. I CIO e le organizzazioni devono infatti concentrarsi sulla creazione di una piattaforma che permetta alla loro tecnologia attuale di evolversi per soddisfare le nuove esigenze. È questo il valore dell’open source.

    Un unico, aperto, percorso di innovazione

    Poiché le esigenze tecnologiche vanno ben oltre i tradizionali datacenter e cloud pubblici, la coerenza è ora più cruciale che mai per le organizzazioni IT di successo. Aggiungere nuove tecnologie a caso non è sufficiente per soddisfarle. Piuttosto che correre verso ciò che è nuovo, si dovrebbe guardare alla modernizzazione dell’infrastruttura esistente, combinandola con le nuove tecnologie, che si tratti di container e Kubernetes o di servizi cloud ed edge computing, per un futuro IT sostenibile.

    Quando queste tecnologie operano insieme attraverso il cloud ibrido aperto, dai data center tradizionali agli ambienti cloud pubblici fino ai dispositivi edge, vediamo l’innovazione diventare realtà. Attraverso tutti questi servizi, ambienti e tecnologie, vecchi e nuovi, c’è un filo comune: l’open source. Molto, se non tutto questo codice, è stato creato in comunità che assicurano una “lingua franca” affinché applicazioni di produzione in esecuzione possano comunicare e interagire con microservizi sul cloud pubblico – l’open è il futuro, e il cloud è ibrido.

    Ogni CIO dovrebbe sfruttare il motore dell’innovazione nel modo giusto per l’ottimizzare i sistemi e gli strumenti che ha in uso, rendendoli adatti al cloud. Avete investito tempo e risorse in software, talento, competenze e codice per sviluppare ciò che avete ora. Il valore sta in queste cose. Non perdete di vista da dove viene l’innovazione: viene da voi.

    L’ecosistema ibrido aperto

    Red Hat non sarebbe Red Hat senza il suo ecosistema di partner. L’open source ci ha insegnato che molti problemi sono troppo grandi affinché un unico fornitore possa risolverli da solo e nessun vendor può

    agire da solo e avere successo in un mondo di cloud ibrido. I nostri partner, dal canale agli ISV agli integratori di sistemi e oltre, sono assolutamente centrali per la nostra strategia volta a guidare la modernizzazione IT e il cloud ibrido aperto per i clienti.

    Un esempio di questa collaborazione sono i servizi Kubernetes gestiti, basati su Red Hat OpenShift, che abbiamo co-sviluppato con loro – OpenShift Dedicated, Red Hat OpenShift su AWS (ROSA) e Microsoft Azure Red Hat OpenShift (ARO). Lo abbiamo fatto perché lo chiedevano i nostri clienti – servizi supportati e mantenuti congiuntamente che si appoggiano sulle competenze sia di Red Hat sia dei nostri partner cloud.

    Abbiamo anche lavorato per portare Ansible, la nostra piattaforma di automazione, nel nostro ecosistema di partner per aiutare i clienti a scalare, collaborare e gestire meglio i loro ambienti e processi IT. La continua evoluzione del cloud ibrido rende l’automazione e la gestione ancora più importanti all’interno di ambienti sempre più complessi. Infatti, per estendere ulteriormente l’automazione attraverso il cloud ibrido, abbiamo presentato Red Hat Ansible Automation Platform su Azure, il primo servizio di automazione Ansible su una delle principali piattaforme di cloud provider.

    Dove andremo?

    Sarebbe superficiale non affrontare il vero protagonista di questo tempo mentre guardiamo al 2022. Non siamo ancora fuori dalla pandemia. Le aziende hanno trovato nuovi modi di operare e questo approccio persisterà nel futuro. Non si torna indietro. Sono particolarmente orgoglioso perché le comunità open source e Red Hat sono state un modello di collaborazione distribuita molto prima della pandemia

    Il report Red Hat Global Tech Outlook del 2022 ci ha mostrato come i clienti stiano raddoppiando gli sforzi di trasformazione digitale sulla scia del COVID-19, incrementando le loro strategie di cloud ibrido. Per questo continuiamo a lavorare per ridurre la soglia di accesso al cloud ibrido aperto, in particolare migliorando la facilità d’uso per i clienti.

    La natura della connettività non è statica – anche senza la pandemia, il 5G cambierebbe tutto, sia per i consumatori che come fondamento per nuove linee di business per i nostri clienti. Mano nella mano con il 5G c’è l’edge computing che ci ha portato a estendere i nostri sforzi con Red Hat Enterprise Linux e Red Hat OpenShift per alimentare al meglio l’innovazione nel settore delle telecomunicazioni e affrontare la crescente domanda di tecnologie edge al di fuori delle telco, compresa l’Industria 4.0. Non stiamo creando un’offerta standalone edge (nessuna ‘Edge Edition’ di RHEL), si tratta invece di integrare casi d’uso edge in tutto ciò che già facciamo.

    Continuiamo anche a riconoscere la crescente importanza dell’intelligenza artificiale e dell’apprendimento automatico (AI/ML) per il più ampio mondo aziendale e a investire nella nostra piattaforma di dati, Red Hat OpenShift Data Science, che getta le basi dell’AI per le app AI, sia quelle create in casa sia quelle dei partner ISV, attraverso il cloud ibrido e le architetture di calcolo multiple.

    A questo punto, è quasi un termine improprio dire che esistono “altre nuvole”. È tutto ibrido. E l’ibrido significa collegare quello che hai attualmente con qualsiasi cosa tu abbia bisogno di aggiungere. Quando guardate il vostro approccio all’ibrido, ignorate la pressione di abbandonare l’infrastruttura esistente per la prossima grande novità. Non dovete fare una scelta, potete avere entrambe quando innovate con soluzioni open source e Red Hat.

     

    CIO Red Hat
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