Quasi la metà delle imprese italiane che non ha ancora adottato l’intelligenza artificiale indica l’incertezza normativa come il principale ostacolo, secondo un’analisi dell’Istituto per la Competitività (I-Com). Non mancano i fondi, né l’interesse ma manca la certezza su come muoversi.Un effetto che alcune imprese collegano alla fase di transizione normativa introdotta dall’’AI Act europeo, con rallentamenti in alcuni processi decisionali e di sperimentazione. E mentre l’Europa discute le regole dell’intelligenza artificiale, all’orizzonte arriva una tecnologia ancora più complessa: il quantum computing.
“Il problema non è l’AI Act in sé ma l’assenza di architetture giuridiche integrate nei processi tecnologici. Le imprese hanno maggiore chiarezza sui divieti, ma meno indicazioni operative su come implementare conformità nei processi. . Lo stallo non è organizzativo ma progettuale e riguarda la politica industriale italiana ed europea” spiega Gian Marco Iulietto, Legal Tech Advisor specializzato in diritto delle nuove tecnologie e primo italiano premiato nella categoria “Innovative Leaders” ai Law.com International Awards 2025 a Londra.
Dalla regolazione dell’AI alla corsa quantistica: perché il tempo stringe
Il paradosso è che lo schema rischia di ripetersi. Così come cinque anni fa si parlava di intelligenza artificiale senza un quadro normativo, oggi il quantum computing si trova in una fase analoga: la tecnologia avanza, gli investimenti crescono ma il diritto non si è ancora attrezzato. C’è però una differenza fondamentale tra i due periodi: i computer quantistici, una volta sufficientemente potenti, potranno compromettere gli attuali sistemi di crittografia a chiave pubblica, una volta raggiunta la maturità fault-tolerant.. Rischio noto da tempo in ambito accademico, ma oggi considerato più concreto alla luce dell’accelerazione della tecnologia e degli investimenti. Non è uno scenario remoto: il G7 Cyber Expert Group ha indicato il 2035 come orizzonte temporale per completare la migrazione del settore finanziario verso la crittografia post-quantistica e la Commissione Europea ha invitato tutti gli Stati membri ad avviare la transizione entro la fine del 2026. I numeri confermano l’accelerazione. Secondo l’Osservatorio Quantum Computing & Communication del Politecnico di Milano, nel 2025 le aziende del settore hanno raccolto 9,3 miliardi di dollari di investimenti privati, più di quanto raccolto nei cinque anni precedenti messi insieme.
L’Italia non è in ritardo ma serve passare dalla strategia all’azione
Per una volta, l’Italia non parte in coda. La Strategia Nazionale per le Tecnologie Quantistiche, approvata a luglio 2025, colloca il Paese tra i primi in Europa a definire un piano strutturato. La nascita dell’Alleanza Quantistica Italiana con il Politecnico di Milano, la collaborazione con operatori internazionali come IonQ e D-Wave attraverso la Q-Alliance, e le sperimentazioni avviate da istituti come Intesa Sanpaolo segnalano un ecosistema in movimento. Ma tra la strategia e i risultati concreti il lavoro da fare è ancora molto.
“Una delle criticità da evitare è replicare ritardi di coordinamento tra sviluppo tecnologico e adeguamento normativo. Oggi abbiamo l’opportunità di costruire strumenti giuridici prima che la tecnologia entri nel mercato di massa. L’Italia si è mossa bene con la strategia nazionale, ma ora servono fondi concreti, competenze ibride e professionisti capaci di tenere insieme diritto, tecnologia e sicurezza. Se non formiamo queste figure oggi, tra tre anni saremo di nuovo in affanno”, conclude Iulietto, attualmente coinvolto in progetti di ricerca sulla regolamentazione della meccanica quantistica.


