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    Sei qui:Home»Rubriche»Attualità»25: 20: 10 – Le mille ragioni per cui Red Hat (ed io) vogliamo dire grazie

    25: 20: 10 – Le mille ragioni per cui Red Hat (ed io) vogliamo dire grazie

    By Redazione LineaEDP30/03/20183 Mins Read
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    Il 2018 è un anno di importanti traguardi per l’azienda. Qui il ringraziamento del presidente e CEO Jim Whitehurst

    A cura di Jim Whitehurst, president e CEO, Red Hat

    Il 2018 è un anno di traguardi: oggi è il 25mo anniversario di Red Hat; il termine open source è stato coniato 20 anni fa a febbraio e io festeggio il mio 10mo anniversario in questa incredibile azienda.

    Per tutto questo ho solo una parola: grazie. Grazie a clienti, partner, le comunità open source e le persone Red Hat.

    Quando Marc Ewing e Bob Young hanno fondato Red Hat nel 1993, è difficile pensare che avessero immaginato il modo in cui l’open source – e Red Hat – avrebbero trasformato il settore della tecnologia. Continuiamo a ispirarci alle innovazioni che nascono dalle comunità open source e continueremo a contribuire e a collaborare per mantenere ciò che fa di noi Red Hat.

    Sono orgoglioso di aver conquistato una posizione di leadership in Kubernetes e delle contribuzioni a OpenShift. Ma è molto di più che tecnologia. Oggi siamo visti come leader nei container, la nuova era in termini di architetture di computing e applicative. La recente acquisizione di CoreOS rappresenta solo l’ultimo passo di Red Hat su questo fronte. Eravamo noti come ‘la Red Hat di Linux’, oggi siamo diventati ‘la Red Hat della nuova generazione di piattaforme scale-out’.

    La tecnologia è una moda. Lo scorso anno tutti parlavano di cloud. E prima ancora di virtualizzazione. E mentre il mercato si focalizzava sul public cloud, Red Hat sosteneva che il reale focus doveva essere sull’ibrido. Noi ritenevamo che le implementazioni cloud dovessero essere ibride (e oggi sempre più multicloud) perché i clienti chiedono libertà di scelta, flessibilità, gestibilità e sicurezza.

    Non posso riflettere sull’ultimo anno senza pensare al mio decimo anniversario in Red Hat e nella più ampia comunità open source. Ho visto l’open source evolvere da possibile alternativa al software tradizionale nel principale motore dell’innovazione.

    Uno dei motivi che ci ha permesso di evolvere in questo senso è che non siamo associate a un trend o prodotto. Abbiamo registrato 63 trimestri di crescita consecutiva. Abbiamo successo perché il nostro sistema di produzione — open source — ci consente di attingere all’innovazione guidata dalla community.

    Sono cambiato molto negli ultimi dieci anni, non solo ho i capelli grigi, ma mi sembra di continuare a imparare. Capisco meglio il potere di lavorare in modo proattivo con le community e di collaborare per un obiettivo comune.

    Nonostante abbiamo visto ottimi risultati lo scorso anno, e in realtà durante tutti i 25 anni di Red Hat, ritengo sinceramente che il meglio debba ancora venire.

    Più l’innovazione aperta guiderà l’evoluzione della tecnologia, più Red Hat si impegnerà al massimo in tal senso. Oggi contiamo quasi 12.000 dipendenti e abbiamo appena registrato un fatturato di $2,9 miliardi. Per mettere queste cifre in contesto, quando sono entrato in Red Hat nel 2008, eravamo 2.200 persone e si parlava di noi come prima open source software company a superare i $500 milioni in fatturato.

    Con questi livelli di crescita, il mio obiettivo sarà quello di continuare a puntare sulla nostra open culture e per farlo dobbiamo integrare persone con esperienze diverse, alle quali trasferire la nostra cultura e spiegare perché abbracciamo l’open source way.

    L’open source è una potenza che sta cambiando il mondo e per 25 anni abbiamo dimostrato come scegliere l’apertura scateni il potenziale per avere successo. Continueremo a farlo.

    Red Hat
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