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    Sei qui:Home»Rubriche»Sicurezza»Cloud: proteggere le identità con lo Zero Standing Privileges

    Cloud: proteggere le identità con lo Zero Standing Privileges

    By Redazione LineaEDP29/05/20254 Mins Read
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    Paolo Lossa di CyberArk Italy spiega come il modello Zero Standing Privileges aiuti le aziende a proteggere le identità nel cloud e prevenire la violazione dei dati

    Di seguito condividiamo un articolo molto interessante di Paolo Lossa, Country Sales Director di CyberArk Italy dedicato alla cloud security. Difendere le identità nel cloud è fondamentale per le aziende moderne e proteggere i dati diventa categorico. Scopriremo come il modello Zero Standing Privileges, associata ad altre importanti best practice, rappresenti la chiave per una migrazione al cloud sicura.

    Buona lettura!

    Cloud security: oltre la migrazione, la sfida dell’identità

    La migrazione al cloud è ormai una realtà per molte aziende, ma la vera sfida resta quella di proteggere ciò che si trova nel cloud. L’esplosione delle identità, la difficoltà di configurare in modo corretto i permessi e la complessità degli ambienti multi-cloud creano un terreno particolarmente fertile per attacchi e violazioni dei dati. Troppo spesso, la sicurezza delle identità viene trascurata, e questo lascia le aziende vulnerabili. In un mondo in cui i dati sono il nuovo petrolio, proteggere il loro accesso è diventato un imperativo strategico.

    Il cloud ha moltiplicato le identità con accesso privilegiato: non si tratta solo di dipendenti, ma anche di applicazioni che comunicano tra loro tramite API, servizi automatizzati che gestiscono l’infrastruttura e workload che elaborano dati sensibili. Gestire questi accessi in modo sicuro è diventato un compito arduo, soprattutto in ambienti multi-cloud dove i paradigmi di identità variano in modo significativo tra i principali hyperscaler – AWS, Azure e GCP. Ogni piattaforma ha le sue terminologie, i suoi strumenti e best practice, cosa che contribuisce a creare un ecosistema frammentato e difficile da governare. La mancanza di visibilità centralizzata su tutte le identità e i loro permessi è un problema critico per molte aziende.

    Questo continuo aumento di identità e accessi crea un terreno fertile per le violazioni. Password deboli, mancata (o parziale) adozione di un’autenticazione multi-fattore ed eccesso di permessi sono le principali cause di violazioni dei dati nel cloud. Chi riesce a compromettere un’identità privilegiata può accedere a infrastrutture critiche, rubare dati sensibili (come proprietà intellettuale, informazioni finanziarie, dati sanitari o segreti commerciali) o interrompere i servizi, causando significativi danni operativi e alla reputazione. Le conseguenze possono includere perdite finanziarie, sanzioni legali, danni al marchio e perdita di vantaggio competitivo. Inoltre, le violazioni dei dati possono avere un impatto negativo sulla fiducia dei clienti e sulla loro fedeltà.

    Una possibile soluzione a questa crescente minaccia è l’adozione di un modello Zero Standing Privileges (ZSP), che concede accessi just-in-time solo quando necessario. Questa strategia è efficace per ridurre la superficie di attacco e limitare i danni in caso di compromissione. Invece di concedere permessi permanenti, ZSP permette di elevare i privilegi solo per il tempo strettamente necessario a svolgere un’attività specifica, riducendo drasticamente il rischio di abusi. Questo significa che anche se un attaccante riesce a compromettere un’identità, il suo accesso sarà limitato nel tempo e nella portata, minimizzando i danni potenziali. Non si tratta solo di una tecnologia, ma di un approccio che richiede un cambiamento culturale all’interno dell’organizzazione.

    La sicurezza delle identità nel cloud è fondamentale anche per la conformità a normative come GDPR, HIPAA, PCI DSS e altre, che impongono alle aziende di proteggere i dati sensibili dei clienti e di dimostrare di avere posto in essere controlli adeguati sugli accessi. La mancata compliance può comportare sanzioni pesanti, danni alla reputazione e perdita di fiducia da parte dei clienti. Dimostrare di aver implementato ZSP e altre best practice di sicurezza delle identità può aiutare le aziende a soddisfare i requisiti normativi e rafforzare la loro posizione competitiva.

    La cloud security non è solo una questione di infrastruttura, ma soprattutto di identità. Adottare un approccio proattivo alla gestione degli accessi, implementando ZSP e altre best practice, è fondamentale per proteggere i dati, garantire continuità operativa nel cloud, rispettare le normative e mantenere la fiducia dei clienti. Il futuro della sicurezza cloud è legato alla capacità di controllare e proteggere le identità, trasformando la protezione da un ostacolo a un fattore abilitante per innovazione e crescita. Le aziende che investono adeguatamente nella sicurezza delle identità saranno così meglio posizionate per affrontare le sfide del futuro e sfruttare appieno il potenziale del cloud.

    di Paolo Lossa, Country Sales Director di CyberArk Italy

    cloud security CyberArk cybersecurity Identity Security Paolo Lossa Zero Standing Privileges
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