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    Il ciclo di vita degli agenti AI

    By Redazione LineaEDP11/03/20264 Mins Read
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    Da reattiva ad agentica: ecco le cinque fasi che trasformano l’intelligenza artificiale in un motore decisionale affidabile

    Marinela Profi, Global Agentic AI Market Strategy Lead di SAS
    Marinela Profi, Global Agentic AI Market Strategy Lead di SAS (autrice dell'articolo)

    L’intelligenza artificiale sta vivendo una trasformazione profonda: da strumento di supporto a sistema capace di prendere decisioni, agire e migliorare nel tempo. Questo passaggio è guidato dall’AI agentica, un nuovo paradigma in cui l’intelligenza artificiale non si limita a generare contenuti o insight, ma opera lungo un ciclo di vita strutturato e continuo, progettato per lavorare in contesti complessi, dinamici e ad alta incertezza.

    Al centro di questa trasformazione non c’è l’autonomia fine a sé stessa, ma la capacità di prendere decisioni migliori, tracciabili e governate, perfettamente allineate agli obiettivi di business e ai vincoli reali. Ed è proprio questo che distingue l’AI agentica dalle precedenti generazioni di intelligenza artificiale.

    Le cinque fasi per la decision intelligence

    La forza degli agenti AI risiede nella continuità di cinque fasi interconnesse, che rendono l’intelligenza artificiale davvero operativa e affidabile in ambito enterprise:

    1. Perception: osservare il contesto

    La prima fase è la percezione. Qui l’agente AI raccoglie informazioni dall’ambiente in cui opera: dati strutturati e non strutturati, testi, immagini, segnali in tempo reale, input provenienti da sistemi, sensori o interazioni umane.

    La qualità in questa fase è determinante. Senza una percezione accurata, aggiornata e rilevante, le decisioni successive rischiano di poggiare su basi fragili. Pertanto, potremmo dire che la percezione è ciò che fornisce all’AI i “sensi” necessari per comprendere il contesto operativo e preparare il terreno a tutto ciò che segue.

    1. Cognition: dare senso ai dati

    Una volta raccolte le informazioni, l’AI entra nella fase di cognizione. Qui i dati vengono interpretati, messi in relazione e trasformati per costruire una rappresentazione coerente della realtà.

    In questa fase entrano in gioco analytics avanzati, machine learning, modelli di reasoning e inferenza. L’obiettivo non è solo analizzare, ma capire cosa sta accadendo, riconoscere pattern, individuare anomalie e valutare possibili implicazioni. La cognizione è ciò che distingue un sistema di raccolta dati da un’intelligenza artificiale in grado di supportare decisioni complesse.

    1. Decisioning: scegliere il miglior corso d’azione

    Il decisioning rappresenta il cuore dell’AI agentica. A differenza degli approcci basati esclusivamente su modelli generativi o suggerimenti statici, l’agente AI valuta alternative concrete, tenendo conto di obiettivi, vincoli, rischi e priorità.

    In questa fase l’intelligenza artificiale non si limita a raccomandare, ma seleziona il percorso d’azione appropriato a una determinata situazione, garantendo, grazie all’integrazione di modelli, regole, analytics e principi di governance, decisioni robuste, spiegabili e coerenti con il contesto di business.

    1. Action: dall’intelligenza all’impatto

    Nella fase di action, l’agente AI trasforma il percorso selezionato in un’azione concreta attraverso l’avviamento di un processo, l’attivazione di un workflow, l’interazione con altri sistemi o la trasmissione di indicazioni operative.

    Questa è la fase in cui l’intelligenza artificiale genera un impatto reale, influenzando procedimenti, servizi e risultati. L’azione segna quindi il passaggio dall’intelligenza “potenziale” all’intelligenza applicata, rendendo misurabile il valore dell’AI all’interno dell’organizzazione.

    1. Learning: migliorare nel tempo

    Il ciclo non si chiude con l’azione: ogni decisione e ogni azione producono un risultato, che diventa poi un feedback. Nella fase di learning, l’agente AI utilizza queste risposte per apprendere, adattarsi e migliorare le decisioni future.

    Questo apprendimento continuo consente all’agente di evolvere insieme al contesto, rispondendo a cambiamenti, nuove condizioni e scenari imprevisti, e rendendo l’AI agentica più accurata, più efficiente e progressivamente più allineata agli obiettivi strategici.

    La vera innovazione: continuità, governance e fiducia

    Il valore dell’AI agentica non risiede in una singola tecnologia, ma nell’integrazione fluida di tutte le fasi del ciclo decisionale. Questo approccio supera i limiti dell’automazione tradizionale e dell’AI reattiva, aprendo la strada a sistemi capaci di prendere decisioni sempre migliori nel tempo.

    Inoltre, con l’aumentare dell’autonomia degli agenti AI, governance e fiducia diventano pilastri fondamentali del loro ciclo di vita. Conseguentemente, la trasparenza dei modelli, la tracciabilità delle decisioni, la qualità dei dati e la valutazione degli effetti, devono essere progettate fin dall’inizio e non aggiunte a posteriori. Solo così si può trovare il giusto equilibrio tra autonomia e controllo umano, ridurre i rischi e costruire una fiducia solida nell’intelligenza artificiale.

    In definitiva, le decisioni prese dall’AI hanno un impatto su persone, settori e società ed è la decision intelligence che garantisce che queste scelte siano solide, etiche e in linea con gli obiettivi di lungo periodo.

    A cura di Marinela Profi, Global Agentic AI Market Strategy Lead, SAS

     

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