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    Citizen developer: chi sono, quali tool usano

    By Redazione LineaEDP28/06/20214 Mins Read
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    Secondo Nayaki Nayyar, Executive VP e CPO di Ivanti, i citizen developer guadagnano terreno rispetto agli sviluppatori di software

    Durante la pandemia, è nato il movimento dei citizen developer.

    Circa un anno fa, in seguito all’adozione di modalità di lavoro da remoto, si è assistito a un rapido cambiamento nelle diverse modalità di fare business. Il passaggio è avvenuto grazie alla tempestiva implementazione di nuove iniziative di trasformazione digitale da parte dei team IT. Questo cambiamento ha portato i dipendenti di tutti i settori ad assumere task di tipo informatico, in aggiunta a quelle di loro competenza, per garantire la continuità del business.

    Dal momento che gli sviluppatori di software e gli ingegneri dei team IT aziendali sono sommersi di lavoro la figura del citizen developer ha guadagnato terreno.

    Low-code e no-code: i tool del citizen developer

    Le piattaforme di sviluppo low-code e no-code stanno prosperando. La semplicità d’utilizzo, l’accessibilità, l’automazione dei task di routine, la rapida implementazione e i costi ridotti hanno portato i team IT a ricorrere a questo tipo di piattaforme, eliminando del tutto il lungo processo di codifica manuale.

    Un esempio di applicazione dell’approccio low-code è l’iniziativa Voting Solutions for All People (VSAP) nella contea di Los Angeles, la più grande e complessa giurisdizione in materia elettorale degli Stati Uniti d’America. Essa ha sfruttato una soluzione ITSM low-code volta a ottimizzare la gestione degli incidenti in 1000 centri di voto, fornendo maggiore accessibilità e opzioni di voto per oltre 5,5 milioni di elettori registrati nel 2020.

    I citizen developer possono creare e implementare diverse soluzioni, dall’erogazione del servizio di posta elettronica all’automazione dei processi, alle applicazioni per il coinvolgimento dei dipendenti, fino all’assistenza del service desk IT ed altro ancora.

    Il No-code in azione

    Nel corso di quest’anno, la produttività, l’efficienza e la soddisfazione dei dipendenti sono le tre aree che possono influire sulla leadership delle aziende.

    Gestire un Quick Service Restaurant (QSR) in franchising che possiede 1000 sedi e uno staff di 15 membri che filtra 200 chiamate al giorno, sottrae tempo e energie al team IT, causando un rallentamento del business. I team che adottano la soluzione no-code, invece, possono personalizzare e riprogrammare i tool di service desk per rispondere e adattarsi al framework necessario, evitando arretrati e interruzioni.

    Le funzionalità potrebbero includere un portale self-service e report personalizzati che permettono ai team di navigare liberamente nel sistema e configurarlo per rispondere efficacemente alle richieste. Queste soluzioni alleggeriscono i team IT, ottimizzano i processi e consentono all’azienda di operare in modo più fluido. Tramite esse le organizzazioni, mirano ad aumentare l’efficienza, a offrire una migliore esperienza all’utente finale e a migliorare i propri profitti.

    La piattaforma no-code viene utilizzata anche per il processo di onboarding per entrare in una nuova azienda: le imprese, affidandosi all’AI, possono impostare ed attivare rapidamente opzioni di automazione integrate, per automatizzare alcuni compiti e semplificare il workflow del dipartimento HR. L’implementazione di queste soluzioni permette di espletare il processo di onboarding nel giro di quattro ore, mentre in passato richiedeva almeno due settimane.

    Il percorso da seguire

    Nel lungo termine, i vantaggi legati alla crescente responsabilità affidata ai citizen developer vanno ben oltre l’efficienza operativa e i profitti di un’azienda. Le soluzioni low-code e no-code si adattano a casi diversi, consentono di promuovere la creatività e migliorare la collaborazione e la trasparenza, consentendo ai lavoratori da remoto di migliorare i workflow, collaborando con i team IT distribuiti.

    In aggiunta, le piattaforme low-code e no-code offrono l’automazione del workflow e dei processi aziendali, l’ottimizzazione, le applicazioni personalizzate, la gestione dei dati e una cultura incentrata sull’innovazione, tutti aspetti che stanno acquistando un’importanza primaria per la leadership e i team IT aziendali.

    L’implementazione di una soluzione low-code o no-code inizia con un’analisi generale dei workflow, proseguendo con la verifica delle diverse piattaforme per trovare la soluzione più adatta al proprio team, anche in funzione del budget a disposizione e dell’obiettivo finale prefissato.

    Man mano che il ruolo di “citizen developer” continua ad espandersi, si sta lentamente formando una community in cui le risorse e la collaborazione si intersecano, consentendo a coloro che non hanno titoli da developer di intraprendere opportunità di certificazione e sviluppo professionale. Pertanto, l’emergere di soluzioni low-code e no-code ha contribuito a formare comunità collaborative, favorendo l’innovazione e la crescita.

     

     

     

     

     

    citizen developer Ivanti low code Nayaki Nayyar no-code
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