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    Sei qui:Home»Categorie Funzionali»Posizione Home-Page»EU Data Act: valorizzare i dati con AI e Data Fabric

    EU Data Act: valorizzare i dati con AI e Data Fabric

    By Redazione LineaEDP09/10/20253 Mins Read
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    Silvia Speranza di Appian Italia spiega come sfruttare l’Intelligenza Artificiale nell’era dell’EU Data Act

    EU-Data-Act

    Come sottolinea Silvia Speranza, Regional Vice President di Appian Italia, nell’articolo che segue, l’EU Data Act delinea un contesto sempre più complesso e interconnesso, in cui la gestione su larga scala di dati frammentati e regolamentati può rappresentare un ostacolo per progetti di intelligenza artificiale isolati. In questo scenario, integrare l’IA all’interno di processi aziendali orchestrati diventa essenziale, non solo per garantire la conformità normativa, ma anche per trasformare i dati in un reale vantaggio competitivo.

    Buona lettura!

    Dati, processi e scalabilità: come sfruttare l’IA nell’era dell’EU Data Act

    L’EU Data Act segna un cambiamento importante nel modo in cui le aziende devono guardare ai dati, spostando l’attenzione dalla semplice proprietà alla modalità con cui questi possono essere utilizzati in modo responsabile ed efficace. In questo nuovo scenario, la sfida non è solo garantire la conformità normativa, ma soprattutto integrare i dati all’interno dei processi aziendali per sfruttarne appieno il valore. Tuttavia, molte realtà si trovano in difficoltà a causa della complessità e frammentazione delle fonti da cui essi provengono, rendendone in tal modo complicato un utilizzo coerente e strategico.

    In questo contesto, la tecnologia data fabric si propone come una soluzione chiave in grado di unire diverse fonti di dati in un unico livello di orchestrazione, facilitando un uso più efficace e integrato delle informazioni, senza perdere di vista il rispetto delle normative più recenti. Questo approccio consente alle aziende di superare la semplice gestione dei dati per passare a una vera valorizzazione degli stessi.

    Inoltre, l’EU Data Act non deve essere visto solo come un’opportunità di accesso a un maggior numero di basi dati. In realtà, l’accesso in sé non crea valore aziendale: ciò che conta davvero è come l’IA impiega questi dati nei processi aziendali, ossia dove si svolge effettivamente il lavoro. Troppo spesso, infatti, un aumento della quantità si traduce solo in maggiore complessità, senza generare insight utili. A conferma di questo, una recente ricerca del MIT ha evidenziato come la maggior parte delle aziende non stia ancora integrando efficacemente l’IA nei processi chiave in cui si svolge il lavoro, perdendo così opportunità di miglioramento. La strategia vincente consiste nel partire da processi ripetibili e ad alto impatto, che siano in grado di offrire un valore aziendale misurabile, inserendo l’IA all’interno dei flussi di lavoro principali e non relegandola a strumenti isolati come chatbot o soluzioni standalone.

    Questa integrazione diventa ancora più cruciale in un contesto sempre più complesso e interconnesso, come quello delineato dall’EU Data Act, dove la gestione su larga scala di dati frammentati e regolamentati può rappresentare una barriera per progetti di IA isolati. Integrare l’IA in processi orchestrati diventa quindi essenziale per gestire dati frammentati e regolamentati su larga scala, garantendo allo stesso tempo la conformità richiesta. In questo senso, il data fabric — un database virtuale che connette tutte le fonti di dati aziendali — rappresenta nuovamente un elemento strategico, fornendo all’IA le informazioni giuste al momento giusto. Questo accesso unificato ai dati è ciò che permette alle imprese di navigare con successo in un panorama digitale in continua evoluzione.

    di Silvia Speranza, Regional Vice President di Appian Italia

    Appian Data Fabric dati intelligenza artificiale (AI) Silvia Speranza
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