Christian Pari, Passepartout
Christian Pari, Passepartout

Tecnologia innovativa, servizi e tanta tanta formazione: è questa la ricetta di Passepartout, software house sammarinese, per affrontare il momento di fermo che stiamo attraversando come un’opportunità. Le aziende stanno infatti facendo i conti per la prima volta, in maniera concreta, con il processo di digitalizzazione, che ha subito da marzo una forte spinta e che si sta sempre più affermando, anche grazie al prossimo aiuto dei fondi che il MISE metterà a disposizione con il Piano Transizione 4.0. Abbiamo fatto il punto della situazione con Christian Pari, Direttore Analisi e Sviluppo – Area Imprese e Commercialisti di Passepartout.

Già da qualche anno le imprese italiane hanno cominciato lentamente il processo di digitalizzazione, con i loro tempi, i loro limiti, fanalino di coda in Europa, ma quest’anno pare essere decisivo. A causa dell’emergenza sanitaria c’è stata una forte accelerazione nei processi di digital transformation. È questa la svolta digitale che stavamo aspettando?

“Se può esserci un lato positivo in questa situazione drammatica è proprio che il fermo a cui abbiamo assistito e stiamo assistendo ha spinto le aziende ad adottare sistemi cloud e di digitalizzazione. Le nuove modalità di lavoro, in cui la maggior parte delle imprese è stata costretta a lavorare, hanno fatto la parte del leone e hanno in un certo senso costretto le imprese ad una corsa per  aggiornarsi.

Se con il processo di fatturazione elettronica le aziende avevano dovuto adeguarsi per via delle imposizioni del legislatore, ora la costrizione è arrivata dalle circostanze in cui ci siamo venuti a trovare. È pur vero che da sempre ci sono imprenditori pionieri che non guardano solo all’investimento ma che valutano a lungo raggio i vantaggi che l’azienda può trarre dall’investire in digitalizzazione, ma ora, con la crisi dovuta al diffondersi a livello globale di Covid-19, queste dinamiche hanno subito un’accelerazione”.

Passepartout come si pone in questo scenario?

“Passepartout è stata foriera nel mondo del cloud con il rilascio delle proprie soluzioni dedicate a imprese e commercialisti sulla ‘nuvola’ già a partire dal 2008. Oggi più che mai c’è bisogno di cloud e Passepartout può vantare numerosi anni di esperienza su questa modalità di fruizione del gestionale. Il modello da seguire è quello che abbiamo messo in campo per i commercialisti che, in un certo senso, abbiamo costretto ad adeguarsi mettendo loro a disposizione esclusivamente una soluzione in cloud.

All’inizio la reticenza da parte loro c’è stata ma abbiamo raccolto nel tempo i risultati e soprattutto aumentato la soddisfazione dei nostri clienti che hanno visto semplificarsi il loro lavoro grazie al fatto di non dovere più rincorrere gli aggiornamenti software e di avere i dati e le funzioni disponibili sempre e ovunque. Questo è il momento di spingere in tutti settori perché le attuali condizioni stanno rendendo inevitabile la digitalizzazione”.

Ma quindi quest’anno avete visto un aumento della richiesta della vostra soluzione in cloud?

“Sì, ed è un trend che abbiamo riscontrato già da diversi anni. Quest’anno molte aziende hanno iniziato a spostarsi sul cloud, probabilmente anche per facilitare lo smart working visto che la ‘nuvola’ rende disponibili i dati e gli asset ovunque e in qualsiasi momento.

L’elemento vincente è la dinamicità: le aziende devono essere lungimiranti e capire a fondo quali sono i vantaggi e i benefici della digitalizzazione, che superano di gran lunga l’investimento iniziale per cambiare il proprio approccio che, giocoforza, è necessario fare per partire”.

E quali sono questi vantaggi?

“Indubbiamente il fatto di avere i dati in ogni momento e ovunque, di avere gli aggiornamenti lato software in maniera automatica e di vedere un miglioramento dei processi aziendali, perché centralizzando le informazioni si possono prendere delle decisioni più veloci, puntuali, precise, fondate su dati oggettivi e aggiornati, non solo su presunzioni.

Il processo diventa più snello, può essere controllato e le decisioni sono più appropriate e possono essere prese quasi in real time”.

Le aziende italiane sono consapevoli di questi vantaggi?

“Il tessuto imprenditoriale italiano è composto principalmente da piccole e medie imprese dove la cultura alla digitalizzazione ancora fa fatica ad affermarsi, anche se come dicevamo ci troviamo in un momento decisivo.

Passepartout lavora da sempre per mantenere il proprio prodotto all’avanguardia e con funzioni sempre più innovative e automatizzate, ma oggi non si può prescindere dalla formazione e della diffusione di una “cultura digitale” per cercare di ottenere il massimo delle potenzialità che la digitalizzazione può portare. Ecco perché anche per i vendor è importante investire in attività volte a promuovere anche a livello culturale la necessità di digitalizzarsi”.

Come state lavorando su questo fronte?

“Durante il periodo del lockdown abbiamo organizzato molti webinar sia per la nostra rete di partner, che rappresenta per noi il canale di comunicazione privilegiato con il mercato sia per gli utenti finali e l’obiettivo è quello di proseguire in questa direzione.

Passepartout sta poi investendo molto anche nel settore della logistica e della produzione con un progetto che si pone l’obiettivo di semplificare e integrare le funzionalità delle nostre soluzioni, rendendole sempre più complete.

Quindi formiamo i partner sulla tecnologia ma anche sugli ambiti della Transizione 4.0 perché è il partner, che si trova sul territorio, ad andare dal cliente finale e quindi chi meglio di lui può fare da divulgatore?

È perciò fondamentale intervenire skillando i partner, che in questo modo potranno a loro volta farsi promotori portando un reale valore aggiunto all’utente. L’obiettivo è quello di far capire alle imprese che la digitalizzazione non è solo un costo, ma ha tantissimi vantaggi e che il gioco vale assolutamente la candela”.

Lei ha parlato prima dell’ex Piano Industria 4.0, oggi Transizione 4.0.. All’interno di questo piano il MISE ha previsto lo stanziamento di una serie di fondi per le pmi che decidono di investire in innovazione digitale. Sarà un passo importante per dare una svolta digitale al nostro Paese?

“E’ un primo passo sulla giusta via. Lo Stato ovviamente non può imporre dei sistemi ma può agevolarne l’adozione con una serie di misure idonee a diffondere questo nuovo tipo di cultura. Sono certo che gli imprenditori più dinamici sfrutteranno questi incentivi. Passepartout segue con profondo interesse questa ulteriore trasformazione e siamo pronti a rispondere ai bisogni delle aziende”.

Il nuovo Piano Transizione 4.0 a differenza dell’Industria 4.0 non va ad agevolare solo chi investe in macchinari ma chi investe più in generale in innovazione digitale. Le aziende hanno chiaro questo concetto?

“Mentre inizialmente lo Stato ha incentivato il collegamento del software alle macchine ora è stata estesa la platea ai sistemi informatici intesi in senso più ampio. La strada è quella giusta perché non c’è solo l’integrazione con le macchine ma è coinvolto l’intero processo produttivo e logistico.

Chiaro che alla luce di queste premesse occorre ancora una volta andare a promuovere questo cambiamento. Le imprese più attente e che magari si affidano ad un consulente esterno potranno sfruttare da subito questa possibilità mentre le realtà più piccole potrebbero non  conoscere l’ulteriore estensione degli incentivi. Ecco che anche qui entra nuovamente in gioco il tema della formazione dei partner perché vadano a loro volta a diffondere la conoscenza di ogni nuova opportunità ”.

Il 2020 è stato un anno particolare e di cambiamento anche per voi di Passepartout, come avete annunciato durante il vostro meeting annuale di maggio, dove sono stati lanciati nuovi prodotti e si è parlato del processo di trasformazione che vi sta investendo in prima persona. Come sta cambiando il DNA di Passepartout?

“La nuova strategia di Passepartout si basa su due filoni. In primo luogo lavoriamo per rendere il prodotto sempre più usabile, user-friendly, semplice da usare dal punto di vista dell’interfaccia e capace di regalare una user-experience attuale. Il nostro deve essere un prodotto facile sia per l’utente che non conosce il nostro software sia per l’utente professionale che sa muoversi in modo agevole nelle tante funzionalità.

In secondo luogo stiamo lavorando sull’integrazione perché la nostra filosofia è quella di avere tutte le funzionalità integrate all’interno dei un unico prodotto senza la necessità di agganciarsi a piattaforme esterne. Passepartout offre funzionalità complete e integrate che permettono all’utente di lavorare nello stesso ambiente anche se in ambiti diversi.

Siamo partiti con la fatturazione elettronica creando PassHub, l’hub digitale integrato direttamente nei nostri prodotti e l’ultima integrazione è quella della piattaforma Workinvoice per l’erogazione del credito direttamente dal proprio software gestionale, offrendo un canale più veloce e snello rispetto al classico bancario. Ovviamente stiamo già organizzando dei webinar che partiranno a breve per presentare questo nuovo servizio ai nostri clienti che soddisfano i requisiti richiesti.

Quindi i due filoni su cui si muove l’azienda sono, da un lato, quello di semplificare il prodotto, per rendere le funzionalità più intuitive, interattive e integrate e, dall’altro lato, affiancarlo a una formazione sempre più spinta e sempre più efficace”.

In futuro in che direzione andranno i vostri investimenti?

“Seguiamo costantemente gli adeguamenti fiscali perché i nostri prodotti, sia quello per i commercialisti che quello per l’imprese, sono dotati di tutte le funzionalità fiscali complete. In particolare, per il prodotto dedicato alle aziende stiamo investendo sulla logistica e sulla produzione per andare incontro alla Transizione 4.0 e agevolare il lavoro dei partner sul territorio con funzionalità nuove e con una consulenza specifica dedicata ad un ambito dove le aziende dovrebbero, da qui in avanti, muoversi per avere dei vantaggi significativi”.

Quindi i partner per voi sono un elemento fondamentale della vostra strategia. Giusto?

“Assolutamente sì. il partner è fondamentale perché è quello che deve sviluppare l’ultimo miglio, ovvero quella personalizzazione specifica per la singola azienda o settore e può farlo grazie all’ambiente di sviluppo integrato alle nostre soluzioni.

Grazie a questo ambiente di sviluppo integrato, può andare a creare e disegnare funzionalità dedicate che vanno a completare il percorso di digitalizzazione dell’azienda stessa.

Quindi la parola chiave è personalizzazione, anche perché soprattutto nell’ambito della logistica e della produzione ci sono funzionalità comuni a tutti i settori, ma poi ogni azienda ha la sua esigenza, la sua soluzione e qui il partner è proprio la chiave che rende possibile la piena soddisfazione del cliente.”.

A proposito delle esigenze delle aziende avete notato dei cambiamenti?

“Come dicevo all’inizio le aziende si stanno spostando sul cloud e sull’automatizzazione e non è sempre banale perché poi vanno riviste anche alcune dinamiche gestionali. Quindi gli operatori devono comunque rivedere alcuni processi per sfruttare al massimo le potenzialità dei prodotti anche se l’obiettivo è sempre quello di cercare di migliorare i processi, raccogliere e unire le informazioni senza modificare il modus operandi dell’azienda”.

In definitiva, qual è la strada di Passepartout in questo scenario in profonda evoluzione?

“Riassumendo quanto ci siamo detti, Passepartout sta puntando verso la logistica e la produzione per le aziende con un’integrazione dei prodotti sempre più spinta. Dal punto di vista tecnologico continuiamo a innovare per rendere le tecnologie sempre più efficienti e accompagniamo le funzionalità con la formazione dell’utente finale o del partner a seconda dei vari ambiti, dal commercialista alle imprese.

Quindi tecnologia, servizi e anche e soprattutto formazione per vincere la sfida della digitalizzazione”.