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    Sei qui:Home»Rubriche»Attualità»Trasformare la fantascienza in scienza

    Trasformare la fantascienza in scienza

    By Redazione LineaEDP15/01/20185 Mins Read
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    L’innovazione tecnologica continua a rimodellare i mercati e a ridefinire ciò che è possibile. Ma come sta ridefinendo le esperienze che pretendiamo dall’interazione con le aziende?

    A cura di Joe Baguley, VP & CTO, EMEA, VMware

    Il futuro dell’industria medica vedrà le macchine visitarci ed effettuare diagnosi, mentre gli uomini impegnati a tenerci per mano. Una realtà sicuramente meno spaventosa di quanto si possa pensare.

    Pensiamo a un super computer intelligente – o all’Intelligenza Artificiale –  che mappi in modo istantaneo ogni singola ricerca medica nel mondo che abbia una correlazione con i nostri sintomi per fare una diagnosi e prescrivere la cura. Non solo basandosi sulle conoscenze del nostro medico quindi, ma su quelle di tutti i medici e ricercatori nel mondo! Questo ci farebbe sentire rassicurati, giusto? L’unica differenza sarebbe data da una componente legata al rapporto umano, all’empatia.

    Nessun essere umano può offrire questa combinazione di preparazione ed empatia. Chi non la vorrebbe? È questa la frontiera della medicina e dell’assistenza sanitaria, tutte abilitate attraverso questa “incredibile” AI.  

    Oggi l'opportunità offerta dalle diagnosi machine-led si scontra con l'ansia data dall'innovazione. Siamo naturalmente restii alle novità. Leggiamo i titoli e ci spaventiamo quando pensiamo che la fantascienza stia entrando sempre più nelle nostre vite. Una recente ricerca di VMware lo conferma, con solo il 22% degli adulti nel Regno Unito che vogliono servizi di assistenza sanitaria completamente automatizzati, dove la tecnologia è usata per individuare, diagnosticare e curare le malattie.

    La realtà, in ogni modo, vede i progressi tecnologici aver raggiunto ormai il punto di incontro tra fantascienza e scienza. Abbiamo già visto modelli di tecnology-driven rimodellare interi mercati  e l’esperienza che noi facciamo come consumatori. Pensate all’industria dell’intrattenimento degli anni ‘90, dove la realtà virtuale era il tema del cinema che guardava al futuro (Il Tagliaerbe, Strange Days, eXistenZ), e paragonatela ai giorni nostri, in cui abbiamo visori VR per casa per giocare, vedere i film, documentari. Lo scorso anno i media e l’intrattenimento digitali hanno superato i media tradizionali, gettando le basi per diventare un’industria da tre trilioni di dollari, e non siamo ancora arrivati all’apice. 

    Forse il cambiamento più profondo si riferisce a quanto rapidamente cio che definiamo “eccezionale” possa diventare normale o addirittura banale. Con che rapidità l’iPhone è diventato un qualcosa di normale?

    Prendiamo le automobili con tecnologia self-driving che stanno rimodellando il futuro del settore tecnologico. Pensiamo alla tipica esperienza utente: primo minuto, paura e allo stesso tempo euforia, secondo minuto, curiosità intensa che porta a una serie di domande sul funzionamento di tale tecnologia, terzo minuto, accettazione della novità che la porta a rientrare nella sfera della normalità, portando le persone a concentrarsi su qualcosa di nuovo.

    Questa è una grande metafora per l’adozione della tecnologia: il passaggio dalla paura all’accettazione, così come le aziende che abbracciano soluzioni avanzate in un breve lasso di tempo. L’Intelligenza Artificiale, per esempio, è già stata integrata con successo all’interno dei sistemi di back-end della maggior parte delle banche, mentre milioni di persone utilizzano senza saperlo aerei che sono in gran parte automatizzati nelle manovre di decollo e atterraggio.

    Il settore automotive sta combattendo proprio ora il fattore paura, intesa come sfiducia nei confronti dei veicoli a guida autonoma. Il settore si sta spostando verso un futuro driverless, tuttavia una nuova ricerca di VMware mostra che solo un terzo (36%) dei partecipanti si affiderebbe completamente a un veicolo autonomo per portare i propri figli a scuola, mentre la maggioranza (61%) degli intervistati dichiara di avere paure ricorrenti relative alla sicurezza e al controllo e non userebbero mai un veicolo autonomo in futuro.

    Le aziende stanno affrontando una sfida, hanno bisogno di innovarsi per rimanere competitive portando nuovi servizi sul mercato – o in caso dell’esempio dell’assistenza sanitaria, trovare nuovi modi per diagnosticare e provvedere alla cura di pazienti eccezionali – ma non possono permettersi di isolare i consumatori o compromettere l’esperienza del cliente nei processi. L’innovazione deve essere allineata con la voglia di cambiamento del cliente. Come possono le organizzazioni offrire l’esperienza giusta oggi e allo stesso tempo mettere le basi per la trasformazione di domani?

    Comprendere che l’innovazione è radicata nella tecnologia attuale dà al consumatore una garanzia. Un “veicolo completamente autonomo” potrebbe risultare come un qualcosa di incredibilmente entusiasmante e al contempo spaventoso ma, in realtà, si tratta solo di un data center su ruote. La sua abilità di operare e interagire con altre tecnologie connesse e sensori è dovuto a tecnologie di rete cloud-based e ai dati che girano nel veicolo. Questo mostra come si tratti dello stesso tipo di gestione che avviene all’interno di un data center aziendale.

    Che cosa dunque “è più sicuro”, una macchina o un uomo? All’interno del mondo dei veicoli autonomi, Tesla Autopilot incorpora tecnologie composte da radar, sensori e telecamere per fornire una vista sulla strada che un normale guidatore non potrebbe avere. Questa tecnologia può monitorare la vettura che precede quella davanti alla tua: se quel veicolo frena, rallenta o cambia improvvisamente direzione, la Tesla rileva questo cambiamento e reagisce in modo istantaneo –  superando le capacità di un uomo. Questo però funziona solo in assenza di errore. La sicurezza deve avvenire di default, intessuta nel DNA delle applicazioni. Le nuove tecnologie si affermeranno solo se il loro ricavo percepito supererà qualsiasi rischio associato.

    Così, mentre potrebbe suonare meno futuristico e “cool” comunicare che quello che verrà in futuro altro non è che la naturale evoluzione di ciò che si sta facendo oggi e che questo può essere controllato, è importante però per ridurre l’ansia del consumatore. Questo porterà così alla curiosità, alla comprensione e accettazione. Con questo approccio le organizzazioni possono usare la tecnologia per guidare l’innovazione e, infine, l’esperienza del consumatore, man mano che le aziende evolvono.

    Joe Baguley vmware
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