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    Acronis svolta verso l’AI nativa: sei nuovi prodotti per ridisegnare la piattaforma del futuro

    By Stefano Castelnuovo13/05/20265 Mins Read
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    Dal backup del 2003 alla piattaforma intelligente del 2026: Acronis annuncia CyberStudio, CyberIntelligence, CyberFabric, CyberConsole, CyberPartner e CyberFrame, ponendo l’AI al centro dell’intera architettura.

    IA-AI-intelligenza artificiale Acronis - infrastruttura
    Foto di Tung Nguyen da Pixabay

    Vent’anni non sono bastati a rallentare Acronis. Anzi l’azienda è in forte accelerazione. A confermarlo, sul palco della convention annuale, davanti a migliaia di partner collegati in streaming da ogni parte del mondo è lo stesso Jan-Jaap Jager CEO dell’azienda. Il manager   ha aperto il suo intervento con un viaggio nel tempo: fondata a Singapore nel 2003 come semplice soluzione di backup, Acronis ha attraversato trasformazioni radicali: prima il cloud, poi l’integrazione nativa di sicurezza e backup nella piattaforma CyberProtect, infine l’espansione verso EDR, MDR, XDR e la gestione remota. L’obiettivo non era per celebrare il passato, ma per dare misura della velocità con cui il presente si sta trasformando. «La timeline si accorcia», ha detto. «Le innovazioni si moltiplicano. E questo è il momento in cui o si guida il cambiamento, o si viene travolti.»

    Il problema da risolvere: il «come», non il «cosa»

    Prima di presentare i nuovi prodotti, Jager ha inquadrato il problema centrale che ha guidato lo sviluppo. Il mercato è inondato di vendor che aggiungono funzionalità AI, integrano servizi, lanciano feature su feature. Ma la domanda vera, secondo il CEO, non è «cosa fa il prodotto», bensì «come funziona tutto questo insieme».

    Come si gestiscono migliaia di agenti AI? Come si garantisce la compliance in un ecosistema in rapida espansione? Come si proteggono i dati dei clienti — incluse le informazioni sensibili che alimentano i modelli di intelligenza artificiale? Come si fa in modo che l’automazione non crei nuovi silos, ma li elimini?

    «Non crediamo che l’AI sia uno strato sopra il sistema per raccogliere dati. Crediamo che l’AI debba essere parte del core. Integrata nativamente.»

    È da questa premessa che nasce la nuova architettura. Acronis non ha aggiunto l’AI alla piattaforma esistente: ha ridisegnato la fondazione per rendere l’AI parte strutturale del sistema, con sicurezza e compliance by design.

    La propria piattaforma è ora costruita –  nelle parole dell’azienda –  «con l’AI, dall’AI e per l’AI».

    I sei prodotti annunciati

    In una convention densa di annunci, Jager e il suo team hanno presentato sei nuove soluzioni, tutte integrate nella stessa console, sullo stesso agente, nella stessa piattaforma. Nessun tool aggiuntivo, nessun nuovo dashboard separato.

    CyberFrame: l’infrastruttura che sceglie il partner

    Tra i sei prodotti, CyberFrame ha ricevuto la maggiore attenzione. Jager lo ha descritto come la risposta diretta a una delle frustrazioni più diffuse nel canale: la dipendenza da hypervisor e hyperscaler che nel tempo hanno aumentato i costi, ridotto il margine degli MSP e — in alcuni casi — sono diventati concorrenti diretti sul mercato delle PMI.

    CyberFrame è una soluzione di Infrastructure-as-a-Service completamente integrata con la piattaforma Cyber. Può essere deployata nei data center Acronis — attualmente oltre 50, distribuiti globalmente — oppure direttamente nell’ambiente del partner o del cliente finale, mantenendo pieno accesso a tutte le funzionalità della piattaforma. Sicurezza e backup sono inclusi di default, senza configurazioni aggiuntive. CyberStudio e CyberIntelligence sono disponibili anche in questa modalità, garantendo accesso all’infrastruttura AI del futuro indipendentemente da dove gira il workload.

    Verso l’operatività autonoma

    Al di là dei singoli prodotti, la direzione strategica indicata da Acronis è quella dell’autonomia operativa. CyberIntelligence non è pensato solo per aumentare l’efficienza interna degli MSP: è il primo passo verso una gestione in cui buona parte delle operazioni di routine — identificazione di anomalie, generazione di opportunità commerciali, risposta agli incidenti — avviene senza intervento umano diretto.

    Jager è stato esplicito: la complessità crescente del mercato — agenti AI da gestire, compliance da rispettare, infrastrutture da semplificare — non si risolve aggiungendo strumenti o risorse. Si risolve con una piattaforma che integra tutto, e con un partner che mette il successo del canale al centro della propria strategia.

    La convention segna quindi un passaggio netto per Acronis: da vendor di protezione dati a piattaforma AI-native per la gestione dell’IT. La scommessa è ambiziosa — integrare in un’unica architettura infrastruttura, sicurezza, automazione e intelligenza artificiale — ma coerente con vent’anni di trasformazioni che hanno sempre anticipato, piuttosto che inseguito, i cambiamenti del mercato.

    La risposta del mercato italiano

    Nel mercato italiano, Acronis sta attraversando una fase di forte crescita e consolidamento. Il contesto nazionale, soprattutto nei settori della cybersecurity, protezione dei dati e servizi gestiti, si dimostra particolarmente favorevole, con tassi di crescita a doppia cifra sostenuti sia dalla crescente attenzione alla resilienza informatica sia dalle spinte normative. In questo scenario, l’azienda sta capitalizzando grazie a una strategia chiara: rafforzamento del canale di partner e MSP, ampliamento dell’ecosistema e adozione di una piattaforma unificata che integra backup, cybersecurity e gestione remota.

    Un elemento centrale è proprio l’approccio “platform-based”, che sta riscontrando forte interesse tra gli operatori italiani, sempre più orientati a soluzioni integrate piuttosto che strumenti separati. Inoltre, l’introduzione di funzionalità basate su intelligenza artificiale — come automazione, orchestrazione e risposta agli incidenti — sta contribuendo a migliorare efficienza operativa e marginalità, rendendo più accessibili servizi avanzati anche alle PMI.

    Kurzweil e la crescita esponenziale

    A chiudere la convention, è stata la presenza emblematica  di Ray Kurzweil, l’ingegnere e futurista che nel 1999 predisse il raggiungimento dell’intelligenza artificiale generale (AGI) entro il 2029 — previsione allora accolta con scetticismo, oggi considerata plausibile dalla maggioranza degli esperti. Kurzweil ha ripercorso 86 anni di crescita esponenziale della capacità computazionale, passata da 0,00007 calcoli al secondo per dollaro nel 1939 agli oltre 500 miliardi dell’NVIDIA B200 di oggi. «Se conti 30 passi linearmente arrivi a 30. Se li conti esponenzialmente, arrivi a un miliardo.» Il messaggio per il settore IT è stato diretto: l’AI non è un feature aggiuntivo, è la struttura portante del prossimo decennio.

     

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    Stefano Castelnuovo

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