Chi lavora nel mondo della cybersecurity lo sa bene: si tratta di un settore in continua evoluzione, con un ruolo ormai indispensabile per la stabilità e la continuità operativa delle organizzazioni e delle infrastrutture digitali. Eppure, nonostante la crescita della domanda di competenze, la presenza femminile in questo ambito resta ancora limitata. Per comprendere meglio questa realtà, la community Women For Security conduce periodicamente una survey dedicata alla cybersecurity femminile in Italia. Non si tratta soltanto di raccogliere dati statistici, ma di dare voce alle professioniste del settore, ascoltarne le esperienze e comprendere quali siano oggi le opportunità e le difficoltà di chi lavora nella sicurezza informatica, aprendo la strada per il dibattito e fornendo spunti di riflessione per tutti gli operatori di mercato.
La survey 2025, terza edizione dell’iniziativa, ha raccolto 154 risposte attraverso un questionario composto da 25 domande, offrendo una fotografia aggiornata del settore.
Chi sono le cyberladies italiane
Dai risultati emerge innanzitutto un dato interessante: la presenza femminile nella cybersecurity non è limitata alle nuove generazioni.
La fascia di età più rappresentata è quella tra 26 e 35 anni (33%), ma una quota significativa delle partecipanti si colloca tra i 36 e i 55 anni, segno di una presenza sempre più consolidata di professioniste con esperienza.
Anche la distribuzione geografica racconta qualcosa del settore: la Lombardia (41%) guida la classifica delle regioni di provenienza, seguita da Lazio (15%) ed Emilia-Romagna (12%), territori dove si concentrano molte opportunità professionali nel campo della sicurezza informatica.
La quasi totalità delle partecipanti è di cittadinanza italiana (96%), con una piccola ma significativa presenza internazionale, in aumento rispetto alla precedente ricerca.
Formazione e competenze: un livello molto alto
Il livello di formazione delle professioniste si conferma essere molto alto: quasi la metà delle partecipanti, infatti, possiede una laurea (49%), mentre una quota importante ha proseguito il proprio percorso con master o altri titoli post-laurea (38%). La cybersecurity, come diversi ambiti tecnologici, è un settore che richiede, da una parte, istruzione e preparazione avanzate, dall’altra, aggiornamento continuo e competenze specialistiche.
Molte cyberladies continuano infatti a investire nella propria formazione anche dopo l’ingresso nel mondo del lavoro: il 46% ha seguito percorsi finanziati dal datore di lavoro, mentre una su tre circa (33%) ha scelto di sostenere personalmente i costi della propria formazione.
Percorsi professionali spesso non lineari
Un altro elemento interessante riguarda il modo in cui le professioniste arrivano alla cybersecurity.
Per alcune si tratta di una scelta consapevole legata agli studi universitari, ma per molte il percorso è meno lineare. Una quota significativa delle partecipanti racconta di essersi avvicinata alla cybersecurity per curiosità o interesse personale (23%, il doppio rispetto alla survey 2022), mentre altre vi sono entrate per caso (21% contro il 10% di tre anni fa), magari attraverso opportunità professionali emerse nel tempo.
Questo dato conferma una caratteristica tipica del settore: la cybersecurity è un campo aperto a competenze diverse e a percorsi professionali non necessariamente standardizzati.
Esperienza e ruoli nel settore: in aumento posizioni di responsabilità
Guardando all’esperienza lavorativa, emerge come siano in aumento le partecipanti che lavorano nella cybersecurity da oltre dieci anni (22%), mentre molte altre hanno accumulato tra cinque e dieci anni di esperienza (26%).
Dal punto di vista dei ruoli professionali, l’area tecnica resta la più rappresentata (27%),. Raddoppiano invece le cyberladies che operano anche in ambiti legal (11% nel 2025 contro il 5% del 2022) e sono ben rappresentate anche le aree del marketing (11%), commerciale e presales (9%), project management o divulgazione.
Ancora una volta, questi dati dimostrano come la cybersecurity si distingua come un settore multidisciplinare.
In tema di occupazione, risultano in aumento le professioniste impiegate in aziende private (71% contro il 64%), e raddoppiano le imprenditrici (4% dal 2% del 2022). Una nota positiva riguarda inoltre i ruoli rivestiti dalle intervistate, con un aumento dei ruoli di responsabile (dal 25 al 32%) e di dirigente (dal 5 all’11%).
Lavorare in un ambiente ancora prevalentemente maschile
La cybersecurity rimane tuttavia un settore a forte prevalenza maschile, e questo elemento emerge chiaramente nelle risposte della survey.
Una parte delle professioniste considera questo contesto una sfida stimolante (24%), mentre circa un terzo (30%) lo ritiene ancora un problema da risolvere. Allo stesso tempo, il 23% dichiara di non aver mai vissuto la predominanza maschile come una difficoltà. Aumenta, tuttavia, la percentuale delle professioniste che sostiene di averlo subito come un problema (10% contro il 4% del 2022).
Nel complesso, i rapporti con i colleghi risultano generalmente positivi: molte partecipanti descrivono relazioni professionali basate su collaborazione e complicità, e il 60% afferma di avere con i colleghi uomini lo stesso rapporto che con le colleghe.
Retribuzione e carriera: il nodo del gender gap
Se alcuni dati mostrano segnali incoraggianti, altri evidenziano criticità ancora rilevanti.
La survey mette infatti in luce una percezione diffusa di disparità retributiva: oltre la metà delle partecipanti (54%) ritiene di percepire uno stipendio inferiore rispetto ai colleghi uomini a parità di ruolo.
Anche sul fronte della carriera emergono differenze significative. Una larga maggioranza delle professioniste (87% contro il 39% del 2022) considera la propria progressione professionale più lenta rispetto a quella dei colleghi maschi, e molte ritengono di avere minori opportunità di crescita (78% contro il 40% del 2022).
A questo si aggiunge un altro elemento importante: l’equilibrio tra lavoro e vita familiare, che per molte cyberladies risulta più complesso da gestire (88% contro il 48% del 2022).
Come rendere la cybersecurity più inclusiva
La survey non si limita a fotografare la situazione attuale, ma prova anche a individuare possibili leve di cambiamento.
Tra le iniziative ritenute più utili per favorire la presenza femminile nella cybersecurity emergono:
· programmi di mentoring tra professioniste del settore (21%)
· attività di networking promosse da community e associazioni (19%)
· campagne di sensibilizzazione sull’importanza della cybersecurity per la società (19%)
· maggiore informazione sulle opportunità professionali nel settore cyber (18%)
Molte partecipanti indicano inoltre la necessità di azioni di sensibilizzazione rivolte alle aziende (32%) e misure di incentivo per le imprese che assumono donne in ambito STEM (28%).
Uno strumento per leggere il cambiamento
La survey Women For Security non pretende di offrire una fotografia definitiva della cybersecurity femminile in Italia. Piuttosto, vuole rappresentare un punto di osservazione privilegiato per comprendere come il settore stia evolvendo e fornire uno strumento che stimoli riflessioni e promuova iniziative a sostegno della riduzione del gender gap.
I dati mostrano chiaramente che esiste una comunità di professioniste competenti, motivate e sempre più presenti nel settore. Allo stesso tempo, restano alcune sfide strutturali che richiedono attenzione e interventi concreti.
In un momento storico in cui il cyber skill gap rappresenta una delle principali criticità a livello globale, valorizzare il contributo delle donne alla cybersecurity significa non solo promuovere l’equità, ma anche rafforzare l’intero ecosistema della sicurezza digitale.
E forse è proprio questo il valore più importante della survey: ricordarci che il cambiamento passa anche dalla consapevolezza, dalla condivisione e dal confronto tra professioniste e professionisti del settore.


