Alcuni individui sperimentano, mentre altri danno priorità a governance, fiducia e controllo. C’è poi chi si concentra sui risultati aziendali e chi è spinto dalla curiosità e dalla voglia di esplorare. Quando si parla di intelligenza artificiale, queste differenze sono importanti perché ciascun approccio influenza la fiducia nella tecnologia, l’efficacia con cui viene utilizzata e, in ultima analisi, il valore che può generare.
In generale, le persone tendono a fidarsi maggiormente dei sistemi di IA che vengono percepiti come intuitivi o simili al pensiero umano, anche quando non ne comprendono pienamente il funzionamento. Allo stesso tempo, restano diffuse le preoccupazioni legate a privacy, trasparenza e uso etico della tecnologia.
Per le organizzazioni si apre quindi una sfida importante: adottare l’intelligenza artificiale in modo responsabile non è soltanto una questione di tecnologia, dati o governance, ma è anche, e soprattutto, una questione di persone.
Partendo da queste considerazioni, SAS, specialista nei dati e nell’intelligenza artificiale, ha individuato quattro AI persona che descrivono i principali atteggiamenti con cui i professionisti si avvicinano all’intelligenza artificiale.
L’artefice consapevole
Per alcuni, il punto di partenza è rappresentato da governance e responsabilità. L’artefice consapevole mette al centro fiducia, spiegabilità e solide fondamenta di dati per capire come funzionano i sistemi, in che modo vengono prese le decisioni e se sono presenti controlli adeguati. Un approccio che diventa sempre più importante con l’ampliamento delle iniziative di IA, soprattutto considerando le difficoltà ancora aperte. Sebbene gli artefici consapevoli possano talvolta procedere con maggiore cautela rispetto ad altri utenti, contribuiscono spesso a creare le basi necessarie per consentire all’intelligenza artificiale di crescere in modo responsabile.
Lo stratega
Lo stratega guarda meno alla tecnologia in sé e più ai risultati che può generare. Considera l’IA uno strumento per migliorare le decisioni, aumentare l’efficienza e produrre valore aziendale misurabile, privilegiando quindi un’adozione mirata rispetto alla sperimentazione fine a sé stessa. Le ricerche mostrano costantemente che le organizzazioni che traggono i benefici maggiori dall’intelligenza artificiale sono quelle capaci di collegare ogni iniziativa a obiettivi aziendali precisi. In questo senso, lo stratega svolge un ruolo fondamentale nel mantenere gli investimenti allineati alle priorità dell’organizzazione.
Il power user
Il power user punta sulla velocità. È spesso tra i primi a testare nuove funzionalità, adottare strumenti emergenti e sperimentare modalità di lavoro innovative. Grazie alla sua curiosità, riesce a individuare opportunità che altri potrebbero non cogliere. Tuttavia, la velocità può comportare nuovi rischi, soprattutto sul fronte della privacy, della trasparenza e della governance, che restano temi centrali anche nelle organizzazioni con un elevato livello di adozione dell’IA. Il contributo del power user è quindi prezioso per individuare ciò che è possibile realizzare, ma raggiunge la massima efficacia quando si inserisce in un quadro di garanzie e linee guida in grado di sostenere un’innovazione responsabile.
L’esploratore di nuova generazione
Per l’esploratore di nuova generazione, la curiosità guida ogni cosa. Questo profilo guarda costantemente a ciò che verrà dopo, dagli agenti IA ai sistemi multimodali, fino alle tecnologie emergenti che non hanno ancora raggiunto un’ampia diffusione. Grazie alla propensione alla sperimentazione, gli esploratori aiutano le organizzazioni a rimanere aggiornate sulle nuove opportunità prima che vengano adottate su larga scala e a ricavare insight preziosi, anche quando i test non producono i risultati sperati.
Perché è importante conoscere la propria AI persona
Le difficoltà nell’adozione dell’intelligenza artificiale raramente dipendono dalla sola tecnologia. Spesso nascono dai diversi livelli di preparazione e dai differenti approcci di team, funzioni e persone: alcuni adottano rapidamente nuovi strumenti, mentre altri prestano maggiore attenzione alla governance e ai rischi. Entrambe le prospettive sono preziose e le organizzazioni più efficienti sono quelle capaci di farle coesistere e valorizzarle.
Gli artefici creano fiducia, gli strateghi collegano l’IA ai risultati, i power user accelerano l’adozione e gli esploratori individuano opportunità future.
Forte di 50 anni di esperienza nei dati e nell’analytics, SAS sottolinea l’importanza di conoscere la propria AI persona, non per incasellarsi in una categoria, ma per riconoscere le proprie inclinazioni e rafforzare il proprio approccio. Per ottenere il massimo valore dall’intelligenza artificiale, infatti, non basta adottare nuove tecnologie, servono competenze, governance e consapevolezza per utilizzarle in maniera responsabile ed efficace.
Il primo passo da compiere in questa direzione è comprendere il modo in cui ci si rapporta all’IA oggi.


