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    Sei qui:Home»Rubriche»Sicurezza»Direttiva NIS2: come cambia la cyber security europea

    Direttiva NIS2: come cambia la cyber security europea

    By Redazione LineaEDP22/11/20224 Mins Read
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    Per Andrea Lambiase, Chief Digital Strategist&Innovation, Axitea, la direttiva NIS2 rappresenta un “new normal” per la cyber security europea

    superficie di attacco--NIS2

    Nel contributo che pubblichiamo qui di seguito, il parere di Andrea Lambiase, Chief Digital Strategist & Innovation Officer, Axitea, sulla direttiva NIS2 (Network and Information System Security).
    Buona lettura.

    Il 10 novembre il Parlamento Europeo ha approvato, a larga maggioranza, la direttiva NIS2 (Network and Information System Security). Si tratta del primo tentativo di rafforzare il livello globale di cybersicurezza tra i 27 Paesi e di determinare una base di garanzie destinate a sviluppare un ecosistema di fiducia.

    I principali destinatari di questa misura sono i cosiddetti Operatori dei Servizi Essenziali: quelle aziende che, secondo la definizione dell’Anssi, «forniscono un servizio essenziale la cui interruzione avrebbe un impatto significativo sull’andamento dell’economia o della società», che la NIS si propone di difendere dalle le minacce informatiche diffuse in tutta l’Unione.

    Tuttavia, tali minacce hanno continuato a trasformarsi e si è dunque reso necessario ampliare il campo di applicazione e preparare le aziende alle sfide attuali e future della cybersicurezza. In particolare, la direttiva NIS2 è chiamata a reinterpretare le disposizioni per adeguarsi ai flussi digitali post pandemia Covid-19, che hanno visto il considerevole aumento di traffico nella rete e delle relative superfici di attacco, e ad ampliare i settori di attività per coinvolgere un numero e una varietà sempre maggiore di organizzazioni.

    L’ampliamento delle responsabilità è sicuramente la novità più importante e per la quale sarà interessante vederne l’introduzione nei diversi paesi membri. Le PMI, che di fatto erano rimaste ben al di fuori della portata della NIS originale, potrebbero ora ritrovarsi nella situazione di dover rispondere in solido nel caso in cui si verifichino delle violazioni dei dati e dei sistemi in cui hanno voce in capitolo per via di un contratto di fornitura. In altri termini, nella malaugurata ipotesi in cui dovesse verificarsi un incidente di sicurezza informatica, a risponderne non sarà più soltanto l’azienda titolare del servizio, ma anche gli altri stakeholder che intervengono lungo la supply chain.

    L’elenco di settori di attività che si prevede saranno coinvolti nel recepimento della normativa comprende industrie critiche di ogni tipo, dai digital provider alla finanza, dalla salute all’energia. E tutti dovranno garantire requisiti minimi quali l’analisi e valutazione dei rischi di sicurezza dei sistemi informativi, la gestione continua tramite sistemi di monitoraggio e piani di incident response, la verifica regolare dell’efficacia delle misure di gestione del rischio e la compliance ai requisiti di sicurezza per tutti gli attori coinvolti nella relativa supply chain.

    È evidente come l’obiettivo del legislatore sia mirato, pur con molta gradualità, ad estendere la cultura e gli obblighi in materia di sicurezza informatica a tutti gli attori coinvolti, per creare un clima di responsabilità condivisa nei confronti della gestione del rischio e dell’adozione delle necessarie misure di prevenzione e rimedio agli attacchi informatici.

    In conclusione: è opportuno rilevare come molte delle disposizioni contenute nella nuova Direttiva coincidano di fatto con quelle attività di cybersecurity che la maggior parte delle organizzazioni oggi dovrebbe attivare per garantire la sicurezza del proprio business e la protezione dei dati dei propri clienti.

    La direzione a cui le aziende dovrebbero progressivamente tendere non dipende quindi strettamente dai termini che la legge stabilirà anche tardivamente, ma dovrebbe essere saggiamente orientata a favorire l’aumento dei requisiti minimi in materia di sicurezza informatica, con il relativo stanziamento di risorse economiche e di competenze necessarie.

    L’obbligo, a maggior ragione in questo caso, dovrebbe essere innanzitutto interpretato come un buon consiglio, che vede l’esigenza di associare ad una condotta reattiva anche una componente proattiva, soprattutto nell’ottica che sarà sempre più difficile rimanere immuni rispetto all’offensiva dei cybercriminali.

    Saper identificare in tempi brevi la natura di un attacco e adottare le misure efficaci per mitigarlo costituisce un valore che va associato all’efficacia dei sistemi di cybersecurity e all’organizzazione dei propri dipendenti, che andrebbero continuamente formati affinché sviluppino e migliorino nel tempo un adeguato atteggiamento di igiene informatica. Per questo, risulterà sempre più strategico, soprattutto in un mercato a risorse professionali scarse come quello della cyber security, orientare sempre più strategie ed investimenti nella ricerca di partner e fornitori affidabili ed efficaci.

     

    Andrea Lambiase Axitea cyber security europea cybersecurity direttiva NIS2 Network and Information System Security NIS
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